Il compagno Gino Paoli nell’orchestra di Musso

Dopo Paiella alla sicurezza è stato annunciato l’assessore allo Sport: sarà Emanuele Dotto

(...) E lui accetta con convinzione. Non c'è il politico che predica, ci sono due uomini che si parlano. Al centro «quel progetto di distretto della cultura che s'allarga sul centro storico». L'idea è promuovere nuovi eventi culturali che dilatino la sfera degli abituali consumatori di cultura e che aiutino i giovani a credere nella loro passione per la musica. Qui entra in gioco il Festival-laboratorio, con la sezione giovani a premiare i nuovi talenti nel panorama cantautori. Paoli drizza le antenne, c'è dentro la sua storia, il suo modo di approcciare Genova. Trova un guizzo che acchiappa al volo, «a prescindere dall'appartenenza politica - sottolinea l'entusiasta Musso -. Era felice di trovare qualcuno attento a valorizzare la canzone d'autore» che a Genova vive nei testi e nelle note di Tenco, Bindi, Lauzi, De Andrè e dello stesso Paoli.
«Per questo motivo ha accettato il ruolo di direttore del Festival».Una stretta di mano e l'invito per questa sera, ore 20.30, al Teatro della Tosse, al suo concerto a ricordare Umberto Bindi, a cinque anni dalla scomparsa, con tre inediti del cantautore genovese scoperti in un cassetto. «Per siglare pubblicamente il nostro accordo. È nata un'amicizia e la volontà di collaborare». Il budget del Festival viaggerebbe sui 2 milioni di euro, cifra interamente finanziata da sponsor di rilevanza nazionale. «Non so se Paoli voterà per me - scherza Musso -. Certo è che la sua collaborazione va oltre i colori politici». Ma Paoli è uno spirito libero, va al dunque della storia, che gli interessa, e ci mette la faccia. Al di là di ogni previsione di voto. È già successo, quando s'immerse con il commissario Forleo ed il primatista Enzo Maiorca, allora senatore di An, sul relitto della Haven per verificare se dopo la bonifica ci fossero ancora perdite di carburante dalla stiva. Un'azione dimostrativa verso le autorità per salvaguardare l'ambiente. Anche allora le sigle politiche non fecero la differenza.
L'occhio al principio universale che non ha etichette. E con Paoli il candidato Musso cala il suo tris d'assi, perché il giornalista Emanuele Dotto sarà il suo assessore allo Sport, mentre Gaspare Paiella si occuperà di sicurezza. Mica finita. Disponibilità di collaborazione in fieri, Musso non si sbilancia, ma assicura che «in ambito portuale ce n'è una gigantesca». È quel taglio trasversale che tira dentro sul concreto. Il «chi vorrei con me» è superato da nomi certi che si spendono su un programma e che sono pronti a fare squadra per Genova con Musso sindaco. Una corsa che lo vede schizzare anche quel disegno di città digitale, Genova 2.0 e confrontarsi con l'Arcigay e Arcilesbica. «Serve una cultura digitale prima dell'infrastruttura digitale - insiste il candidato -. Molte soluzioni si possono precorrere a costi ridotti creando partnership per la sperimentazione con grandi soggetti. Occorre indire gare e coinvolgere realtà che possano portare esperienze ed idee. Non si può progettare una città digitale sulla carta, o avremo presto un nuovo waterfront digitale».
Musso pensa ad una card che integri servizi esistenti con agevolazioni e informazioni sull'utente. Il sistema è quella mediazione culturale che individua la competenza per settore: «Nominerò un consigliere del sindaco per le questioni omosessuali - dichiara alla comunità Lgbt (lesbica, gay, omosessuale, transgender) -. La lotta contro l'omofobia è un battaglia di civiltà». Qui la storia alza il tiro e diventa linguaggio universale.