Compagno Pesce addio In piazza scendono i «nuovi partigiani»

Ai funerali del gappista «Visone» pugni chiusi, slogan, bandiere rosse Moltissimi i politici presenti Proposta per portarlo al Famedio

Pugni chiusi, bandiere slogan e la promessa che per «fascisti vecchi e nuovi non c’è domani, sono già nati i nuovi partigiani». È il saluto dei «vecchi e nuovi» compagni al comandante gappista Giovanni Pesce detto «Visone», morto 89enne per una caduta dalle scale di casa.
Cerimonia funebre in piazza Scala sulle note di «Fischia il vento», con inclusa lettura di un’intera pagina del libro Senza tregua. No, non quella in cui Pesce descrive come eliminò Cesarini, dirigente della Caproni e colonnello della Milizia, o il giornalista «fascista» Ather Capelli. No, da quel libro da comodino per i brigatisti rossi negli anni Settanta e che, oggi, di moda tra girotondini d’essai e anziani militanti dello Spi-Cgil del Gratosoglio, l’attore Renato Sarti recita un brano meno sanguinario, un frammento dell’«impegno civile, di quel valore in cui tutti gli italiani devono ritrovarsi» come ripete quasi cantilenando l’ottantenne presidente nazionale dell’Anpi Tino Casali. Che, commosso, lo ricorda come «esempio di vita generosa, di uomo coerente e rispettoso delle Istituzioni».
Refrain ripetuto all’infinito dalle Istituzioni, dai rappresentanti della politica che quasi quasi sono più presenti in piazza dei cittadini milanesi. Sì, i cronisti davanti a Palazzo Marino annotano sui taccuini la sfilata dei politici in salsa ambrosiana e non: tutti, nessuno escluso, con faccia di circostanza e cordoglio d’occasione accompagnato dall’esaltazione del partigiano Pesce che per le sue azioni gappiste dopo la guerra fu insignito della Medaglia d’oro al valor militare.
«Un eroe sempre dalla parte degli ultimi, dalla parte della libertà ma anche della giustizia sociale. La sua storia merita di essere raccontata nelle scuole italiane» (Fausto Bertinotti, presidente della Camera), «Se devo scegliere una parola, un’unica parola, be’ scelgo riconoscenza infinita e immensa» (Barbara Pollastrini, ministro per le Pari opportunità), «“Visone” fu uomo di parte, fiero di esserlo. Comunista sin da ragazzo. Noi, uomini fortunati e orgogliosi per essere stati dalla sua parte» (Franco Giordano, segretario Prc) e, ancora, «Resta per sempre la colonna vertebrale della nostra Repubblica, anche per le nuove generazioni» (Emanuele Fiano, deputato Ulivo).
Leit motiv che, naturalmente, replicano il vicepresidente del Senato Gavino Angius, il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero e anche i capigruppo del Prc a Camera e Senato Gennaro Migliore e Giovanni Russo Spena. C’è anche Armando Cossutta che insieme a Ferrero apre il picchetto d’onore.
E mentre Milly Moratti garantisce che «Giovanni mancherà molto, a noi e ai nostri figli, mancherà la certezza delle parole di chi ha vissuto quel periodo storico» e, a nome di Filippo Penati, il suo vice Alberto Mattioli definisce il gappista Pesce «esempio di italia che non si sottomette», il sindaco Letizia Moratti più asciutta preannuncia di «proporre alla giunta che Giovanni Pesce sia tumulato al Famedio». Se ne discuterà a settembre, aggiunge il presidente del Consiglio Manfredo Palmeri: «Ne discuteremo nella commissione per le onoranze al Famedio, già convocata il 5 settembre: in quell’occasione, i rappresentanti del consiglio e della giunta potranno esprimere il proprio pensiero sulla proposta solennemente formulata dal sindaco».
Virgolettati raccolti in una piazza dove c’erano più bandiere rosse che persone. Bandiere immortalate dai clic dei giapponesi, come quella storica della terza brigata Garibaldi o di quella del centro sociale Vittoria o del collettivo dei Transiti che, tanto per non smentirsi, hanno reso l’onore delle armi al comandante “Visone” minacciando il futuro dei milanesi: «Non c’è domani, sono già nati i nuovi partigiani».