Il compagno di Strada? E' il boia del Sudan

Dopo il mandato di cattura del tribunale dell’Aia, Gino corre in aiuto di Omar al Bashir, un sanguinario tiranno Il medico-politico, amico di tutti i nemici dell’Occidente, aggiunge un altro personaggio alla sua discutibile galleria<br />

Toh, chi si rivede: Gino Strada, il politico amico di tutti i nemici dell’Occidente, degli Stati Uniti, di Israele e che traveste generosamente la sua attività politica facendo il medico con i soldi raccolti dalla sua Ong. Intendiamoci: lavora fortemente, è popolare e probabilmente, anzi certamente, è anche un bravo medico che aiuta molta gente. Ma ha il piccolo difetto di schierarsi sempre con i satrapi sanguinari e assassini – ieri Saddam e oggi Omar al Bashir del Sudan. A Strada non piace il fatto che la Corte penale internazionale dell’Aia abbia emesso un mandato di cattura per il dittatore sudanese Bashir, accusato di crimini contro l’umanità. Non gli va giù. Se la corte avesse incriminato Israele, lui avrebbe trovato la sentenza esemplare. Se avesse messo sotto accusa Bush, avrebbe stappato volentieri una bottiglia di acqua minerale frizzante, ma che quel tribunale abbia accusato un vero criminale genocida, un uomo che ha dato mandato ai suoi uomini affinché compissero stragi efferate, a lui, bravo dottor Strada, non va giù.

E così ha deciso di condannare personalmente e con sentenza inappellabile la corte stessa, essendo un uomo modesto e dotato di senso delle proporzioni, condannando allo stesso tempo – e ti pareva – Bush e Olmert. Va detto che ha aggiunto, per buon peso anche i delitti russi in Cecenia sotto il governo Putin, ma ci vuole anche qui una bella faccia tosta a mettere questi tre leader nello stesso calderone lasciando fuori il genocida Bashir per il quale sta per aprire un ospedale a Nyala, capoluogo del Darfour meridionale, e sotto il cui governo gestisce il Centro cardiologico di «Emergency» a Khartum, la sua copertura buonista.

Emergency si avvale di contributi non statali che però stanno scemando a causa della crisi, ciò che ha provocato una serie di ristrettezze e di riduzione di piani che ha preoccupato Strada. Non ci sarebbe tutto sommato molto da ridire se un medico, per raggiungere il superiore scopo di curare i malati, nutrire i bambini e salvare persone condannate a morire, accettasse qualche compromesso anche con un governo tirannico e sanguinario come quello di Omar al Bashir. Ma Strada non ne fa una questione di diplomazia e di buon vicinato: lui è effettivamente pazzo di Bashir, dice che le accuse contro il dittatore fanno parte di un cupo complotto contro gli africani, i quali infatti Bashir se lo sognano di notte nei loro peggiori incubi.

Bashir d’altra parte è grato della mano ricevuta dal medico italiano e riconosce volentieri che lo stesso governo di Roma non ha infierito più di tanto, cioè per nulla, nei suoi confronti, ciò che permette di sviluppare buoni affari e tutelarne i titolari. Il Sudan ha in questi giorni messo alla porta una decina di organizzazioni non governative (ma nessuna italiana) perché avevano commesso l’imperdonabile imprudenza di ricevere gli investigatori del Tribunale internazionale e di aver raccontato quello che succedeva in Sudan.

Gino Strada no. Lui con gli investigatori inviati sotto l’egida del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, non ci parla e impedisce anche ai suoi aiutanti di parlare. Bocche rigorosamente cucite. Lui si fa i feriti suoi, i moribondi suoi, e non è particolarmente coinvolto per i morti, i torturati, gli imprigionati, i giustiziati, i massacrati dalle truppe speciali del suo ospite. Lui vede complotti e chiede che finalmente l’Aia mostri la mano ferma con i Paesi Occidentali e contro Israele che avrebbe dovuto seguitare a lasciar piovere missili da Gaza. Strada è fatto così. Sta sempre dall’altra parte, mai una volta che lo trovassi dalla parte della giustizia, neppure quella internazionale, europea e sotto egida Onu. È del resto la star di tutte le trasmissioni di sinistra più classiche italiane dove è considerato un divo e un esempio. Vale la pena ricordare che Strada ha negato persino la legittimità formale della decisione del tribunale, visto che il tribunale stesso non è riconosciuto dal criminale condannato. È un concetto etico, questo, cui Strada è molto affezionato.