Comprano una casa e ricattano il venditore Presa la banda dei rom

Si sono presentati in cantiere in abiti distinti, senza destare alcun sospetto, per acquistare un appartamento. Hanno lasciato un assegno come caparra, per poi tornare qualche giorno dopo e spiegare all’imprenditore che erano zingari, e che sarebbero andati ad abitarvi in sette, parcheggiando la roulotte in giardino. Il piano l’avevano studiano per bene. Sapendo che la loro presenza avrebbe compromesso le vendite degli alloggi, infatti, hanno offerto al costruttore un’ alternativa: la restituzione della caparra insieme ad un «bonus» per togliere il disturbo. L’avevano studiato, il piano, ma non è andato come si erano immaginati. Perché al posto del premio hanno trovato le manette: quelle dei carabinieri che li hanno arrestati con l’accusa di tentata truffa ed estorsione.
Tutto ha inizio un pomeriggio dello scorso fine settimana, quando due uomini, che si fingono fratelli vestiti in maniera elegante, si presentano in un cantiere residenziale di Cerro Maggiore (comune dell’hinterland nord di Milano), spiegando al titolare di voler comprare un piccolo alloggio. Contrattano il prezzo e gli consegnano un assegno di diecimila euro come caparra, in attesa di perfezionare il compromesso.
Nei giorni successivi, però, i due - questa volta con abbigliamento trasandato - tornano in cantiere insieme ad una donna e a due bambini in tenera età, svelando all’imprenditore il fatto di essere zingari di origine romena di etnia rom, e di voler andare a vivere nel mini alloggio in sette persone, comprese le due mogli di uno dei due, come loro usanza. Ma non basta. I due, infatti, spiegano di voler anche parcheggiare nei pressi del garage una roulotte per ospitare la suocera di uno di loro. L’imprenditore, conosciute le intenzioni dei nomadi, risponde loro di non volere più perfezionare l’acquisto dell’appartamento, rendendosi disponibile a restituire la caparra. Offerta che viene rifiutata.
Così i due, che hanno organizzato la truffa, chiedono di più: 2mila euro, minacciando che in caso contrario si sarebbero insediati con le proprie roulotte davanti al cantiere, per gettare discredito sulla sua attività e far crollare il prezzo degli appartamenti. L’avrebbero addirittura denigrato affiggendo all’ingresso del cantiere un cartello con la scritta «gli zingari vendono l’appartamento».
Resosi conto di avere a che fare con dei poco di buono, il costruttore ha preferito rivolgersi ai carabinieri di Legnano, che gli hanno consigliato di fissare in cantiere l’incontro per il pagamento di quanto richiesto. In altre parole, i militari organizzano una trappola. E puntuali, venerdì, i due zingari si sono presentati per incassare i quattrini. Ma bloccati con in tasca il danaro, dal palazzo in costruzione ne sono usciti in manette.