Prima di comprare una casa, dormiteci dentro

Tutti noi conosciamo i difetti delle nostre case. Ci conviviamo, ma a volte ci innervosiscono. E ci chiediamo: avremmo potuto accorgercene in tempo, prima di prenderla in affitto o, meglio, di comperarla? Concentriamoci sulla seconda ipotesi, più duratura del tempo; parliamo, ovviamente, di un appartamento in condominio, usato. In effetti, l’acquisto di una casa è un gesto approssimativo; risponde a logiche razionali - il prezzo, la metratura, l’ubicazione - ma alla fine la decisione si prende sotto un impulso emotivo: se ci piace o no, se ci «avvolge» bene o no.
Poi, una volta acquistata, possono venire i dolori. Per la serenità quotidiana, ma anche per il portafoglio. Qualche esempio? L’impianto di riscaldamento centralizzato può erogare un calore insufficiente, o, al contrario, riscaldare troppo. Nel primo caso dovremo ricorrere a delle stufe suppletive; nel secondo dovremo chiudere i termosifoni. In entrambi la spesa sarà impropria ed eccessiva. Danno alla serenità, alla salute e al portafoglio. Come si fa per rendersi conto di un difetto di questo tipo prima che sia troppo tardi? Bisognerebbe comprare le case d’inverno, quando il calore è verificabile: d’estate non lo è.
Altri accorgimenti inusuali possono aiutarci a fare un acquisto oculato. Un caso frequente di fastidio è la luce che entra dalle persiane al mattino. Niente di grave, certo: ma denuncia difetti nei serramenti, da riparare o sostituire. Se accertati in tempo, tali difetti possono almeno essere oggetto di trattativa sul prezzo d’acquisto. Difficilmente di un fatto del genere ci si può rendere conto in una (frettolosa) visita con l’agente immobiliare. Bisognerebbe chiedere - anche se si tratta, certo, di una pratica poco diffusa - di visitare la casa prima dell’alba, aspettare lì e constatare.
Alla notte poi si collega un’altra incognita: come sarà l’insonorizzazione dell’appartamento? Sentirò i tacchi della vicina di sopra, le discussione della coppia accanto? Anche in questo caso, più che durante le normali attività del giorno, col loro brusio di fondo, il difetto dell’appartamento si potrà accertare soltanto nelle ore notturne, quando il silenzio totale fa emergere anche un fremito. Solo di notte si potrà capire davvero, poi, se dei generatori piazzati nell’edificio, se il traffico o le rotaie del tram costituiranno un disturbo insuperabile. Meglio accorgersene prima, e passare a un’altra scelta, piuttosto che rovinarsi l’esistenza. Che fare? L’ideale sarebbe chiedere alla proprietà di passare una notte nella nuova casa; può sembrare ridicolo, ma è semplicemente molto saggio. Ci sono illustri precedenti. Si tratta di provare il bene in ogni sua dimensione: se un frigorifero non funziona bene, c’è una garanzia che ne risponde. Se una casa ormai rogitata è rumorosa e piena di spifferi, addio.
E poi, che dire dei vicini di casa? In un condominio italiano - che, a differenza di quelli newyorkesi, non prevede una clausola di gradimento, e quindi non garantisce omogeneità abitativa - il vicino può essere chiunque: anche un pazzo, un assassino, uno spacciatore. Capire chi dovremo incontrare ogni giorno in ascensore, dunque, non è un’idea bizzarra. Ma fin qui siamo nell’ambito della convivenza civile, dell’educazione. Tuttavia, c’è anche un aspetto economico: perché in un palazzo, se un condomino non paga le spese, esiste un vincolo di solidarietà che investe tutti gli altri, costretti a sobbarcarsi anche le spese del moroso. Certo: poi la legge prevede che ci sia una rivalsa sul bene, che la casa vada all’asta e che tutto si sistemi. Ma quanto tempo passerà? Con quanto denaro saremo costretti a star fuori? La prudenza suggerisce dunque di informarsi, discretamente, anche sulla situazione patrimoniale e su eventuali sospetti di insolvibilità che possano investire qualche condomino.