Compravendita di auto usate e notai: minimo il risparmio promesso da Bersani

Vi scrivo per segnalare l'ennesima presa in giro del ministro Bersani. Mi riferisco in particolare al fatto che dal 4 luglio 2006 nella compravendita di veicoli usati non è più necessaria l'autentica della firma del venditore da parte del notaio. In campagna elettorale e in questi giorni ai telegiornali e giornali nazionali il geniale ministro, affamato di liberalizzazioni, si vantava di aver reso più conveniente l'acquisto di auto usate perché non si dovevano più pagare dei famelici notai. Vediamo come stanno le cose (fonte: Quattroruote n. 610): l'autentica della firma del venditore si può fare all'Aci o presso i Comuni gratuitamente, ma da pagare restano: 28.72 euro di diritti che finiscono al ministero dei Trasporti e al Pra, 43.86 euro di imposta di bollo da destinare allo Stato, tra i 180.97 e i 1517.14 euro di Ipt da destinare alla Provincia. Cosa si risparmia allora? L'onorario dei famelici notai, cioè: 7-10 euro per un motociclo e 40-50 euro per un'auto di grossa cilindrata in una città del Nord. Queste sono le liberalizzazioni che vengono incontro ai cittadini e che fanno «ripartire» l'Italia? Mi sembra più un modo per togliere 40 euro ad un professionista e far continuare a pagare centinaia di euro ad un compratore di basso reddito che per l'auto può permettersi solo qualche migliaio di euro.