"Compriamo i kala in Croazia"

"Uzi, bazooka ed esplosivo li troviamo per 10mila euro. Pigliamo uno, buttiamolo in un buco e chiediamo i soldi

Milano - Da Berlusconi ai sequestri di persona, dalle armi al micidiale esplosivo T4, i terroristi ossessionati dalle intercettazioni telefoniche, non parlano mai alla cornetta, quando però si incontrano chiacchierano senza problemi. Senza sapere che sempre «il convitato di pietra», come lo chiama il gip Giudo Salvini, è presente e invisibile. Ovvero i segugi della Digos.
La villa di Berlusconi. È il 5 luglio scorso quando i due capi, Claudio Latino e Bruno Gherardi, sognano l’attentato a Silvio Berlusconi. Ecco il testo della conversazione:
Latino (L).: «Ah! Sì, sì, sì lì c’è via Rovani..è una pa...è uno dei palazzi della Fininvest, è una villa...».
Gherardi (G).: «...È una villa (inc), è piena di telecamere, ma piena, non hai idea di quante ce n’è...».
L.: «Ma quella è di Berlusconi... io pensavo sai cosa?!... Scendere da quella rampa con un bel furgone di quelli ad apertura... laterale».
L.: «Laterale... e ti levi una bella soddisfazione!».
«In faccia vedi il bastardo». Nell’aprile scorso Gherardi e Latino studiano di gambizzare Vito Schirone, all’epoca amministratore della Breda. Da colpire per il «caso amianto» che ha provocato le morti degli operai dell’azienda.
L.L «...Inc... in chiesa il bastardo. Ah sono andato a vedere dove abita il dirigente della Breda, quello che è stato assolto nella causa dell’amianto ed è una casa simile a quella dove abita il direttore della Fiera (Luigi Roth, ndr)... condominio costruzione nuova con l’attico sopra...inc... in un palazzo con la portineria bisognerebbe farci un bell’appostamento... quando esce, quando entra, è viale Monza 305, se ti capita di passare».
G.: «Sì mi ricordo il processo... sono stati assolti... per cazzi loro... giustizia per quei poveri operai...».
L.: «Il massimo dirigente si chiama Vito Schirona, Schirone... è lì adesso, ti metti appostato davanti al portone, sarà una cosa lineare, sotto casa sua... lo vedi in faccia ... non sarebbe neanche una brutta cosa, è una cosa dimostrativa però...».
E ancora contro Berlusconi:
L.: «Adesso quella legge che è fatta a favore di Berlusconi che... quella che sei assolto in primo grado non puoi più essere giudicato...inc... cioè non lo tocca più nessuno quello lì».
Kalashnikov per uccidere. Abitudine alla violenza e all’uso delle armi. Come in questa conversazione di Ghirardi con un altro arrestato, Salvatore Scivoli, già irriducibile delle Br:
G.: «L’unica cosa che mi ha fatto paura... come cazzo guidava Gallinella la moto!...Gli ho detto “ma come cazzo guidi tu“ ho detto “guido io” (ride) ho detto “c’ho il colpo in canna del kalashnikov, se mi fai fare un incidente ci spariamo da soli...cazzo...l’adrenalina».
L.: «L’adrenalina è la più bella droga che esista, cazzo! Non, ce n’è di cocaina, eroina, hashish, l’adrenalina...».
Sequestro lampo. Lo propone Ghirardi quando Scivoli fa cenno all’alta finanza del Bresciano e del Bergamasco: «Pigliamo uno, buttiamolo in un buco e chiediamo dei soldi». Anche se si rende conto che l’organizzazione dell’operazione richiede degli investimenti: «Anche lì ci vuole un po’ di soldi da investire che ci vuole un minimo di logistico, però...».
Uzi pronti all’uso. Scivoli si vanta con i suoi compagni non solo di sequestri lampo che gli hanno fruttato 3 miliardi di vecchie lire. Ma anche di aver trafficanti d’armi pronti a rifornirlo di ogni strumento bellico. «Io ce l’ho una strada per la Croazia quando vogliamo, appena recuperiamo una cosa, io non dico tanto ma 10.000 li dò a fondo perduto lì per gli uzi, quelli piccoli, kala, bazooka ed esplosivi.... anche se ci costa il doppio... qua conviene sempre».