Il compromesso di Napolitano riesce a far arrabbiare tutti

Appello del Colle: riforme insieme. Tremonti non ci sta. In serata disgelo

Guido Mattioni

nostro inviato

a Cernobbio (Como)

Mentre la forza di pace italiana proseguiva lo sbarco sulle spiagge del Libano, ieri mattina il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invitava a un altro genere di pace i due eserciti di casa nostra: maggioranza e opposizione. Esortandoli a percorrere la via delle riforme «con il massimo di impegno nella convergenza e nell’intesa». Portando a esempio, forse non a caso, quello da lui definito «recentissimo e molto importante» per la missione in Libano.
Il presidente, rivolgendosi di buon’ora in videoconferenza ai partecipanti al Workshop Ambrosetti di Villa d’Este, è ricorso ad aggettivi e termini evocativi. Cominciando col definire «cantiere» quello delle grandi riforme costituzionali. Cantiere che, ha detto, «non si deve considerare chiuso per sempre. Penso che si possa, si debba riaprire». Quello delle riforme «istituzionali o costituzionali è un tema sul quale bisogna cercare il massimo di convergenza tra i due schieramenti», ha proseguito il capo dello Stato aggiungendo che «non è chiuso il capitolo delle modifiche della Costituzione» nemmeno dopo il referendum.
Sottolineando che a suo avviso è tempo «che anche in Italia si realizzi un’effettiva maturità del confronto o del sistema politico bipolare, e che è possibile dialogare e discutere senza farsi la guerra», Napolitano ha aggiunto che deve essere «impegno comune di tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, il mantenimento degli impegni assunti con le istituzioni europee. Dal precedente governo e dall’attuale. E quindi l’obiettivo di un serio riequilibrio e risanamento dei conti pubblici in Italia». Pur riconoscendo che sul «modo di realizzare questo obiettivo, come sulla scelta delle politiche e delle misure concrete volte alla realizzazione di questo impegno è assolutamente naturale e fisiologica una diversità di dialettica di posizioni».
L’appello giunto dal Colle non è piaciuto però al vicepresidente della Camera Giulio Tremonti: «Napolitano ha chiesto oggi il compromesso storico. Se chiedi l’unità in Parlamento sulla manovra economica, chiedi il compromesso storico». Prevedibile la replica del Quirinale, che ha definito «del tutto infondata» l’interpretazione di Tremonti. Il quale ha poi chiuso la questione in serata. «Prendo atto - ha detto - della precisazione che libera il campo da ogni equivoco».
Ma dalla sua, Tremonti ha trovato schierata l’intera Cdl. Cominciando dal vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, che ha mandato a dire: «Opposizione senza sconti». Ovvero, nessuno soccorso a un governo e a una maggioranza «sulle questioni nelle quali sono in difficoltà anche per le loro pesanti contraddizioni interne». E se il presidente dei deputati di An, Ignazio La Russa, si dice convinto che Napolitano abbia parlato «come si conviene» al suo ruolo istituzionale, è però altrettanto vero che tocchi «alla maggioranza creare le condizioni» per il dialogo, mentre l’opposizione ha «il dovere e il diritto di aspettare che siano loro a pronunciarsi». Più duro di tutti il leghista Roberto Calderoli che parla di «cantieri chiusi» per colpa del centrosinistra. «C’è stato un referendum - dice - e ora mi sembra inutile parlare di grandi riforme e ampie convergenze visto che neppure nella stessa maggioranza esiste una maggioranza in grado di fare le riforme».