Il computer censura il seno della Chiatti

Un improvviso biancore lattiginoso, realizzato al computer, ha finito col coprire il seno di Laura Chiatti nel manifesto del suo ultimo film &quot;Il caso dell’infedele Klara&quot;<br />

Un improvviso biancore lattiginoso, realizzato al computer, ha finito col coprire, appannare, la mirabile tetta di Laura Chiatti nel manifesto del Caso dell’infedele Klara. Fa un po’ sorridere, ma pare esagerato parlare di autocensura, anche perché lo scatto originale, pubblicato da vari quotidiani, incluso il Giornale, e scelto per il corredo pubblicitario, era tutto sommato innocente nella sua elegante sensualità. Probabile che, essendo un film per tutti destinato a un massiccio lancio promozionale, Medusa abbia preferito evitare contestazioni, problemi di affissione, intoppi burocratici.

Intendiamoci, la foto resta bella, con la Chiatti mollemente adagiata nella vasca da bagno, un po’ statua di Canova, preda nel film della gelosia ossessiva del fidanzato Claudio Santamaria. Però vogliamo mettere quel seno ben definito, ornato da un capezzolo birichino, simbolo di una femminilità disinibita e fresca insieme? Dicono che la Chiatti, non nuova a scene di nudo anche frontale (nel film ce ne sono parecchie), avesse dato l’ok al manifesto con la tetta doc. Non era un problema. Anche il regista Roberto Faenza, oltre che l’amico e presidente di Medusa Carlo Rossella, avrebbero preferito il seno al naturale. Col capezzolo se n’è andato pure il tatuaggio sulla spalla. Per ritrovarli basterà andare a vedere il film, da venerdì 27 nelle sale. Se non altro, così, nessuno protesterà o strapperà. Ben altrimenti andò alla callipigia Claudia Koll all’epoca del brassiano Così fan tutte.