Computer, moto e tv. Tutto gratis, ma il giudice sequestra i contratti

Diego Pistacchi

Moto elettrica per il bambino in omaggio. Più tv color ultrapiatto, computer portatile, stampante a colori, Playstation2 e collana firmata per la moglie. Tutto in omaggio, ovvio. Tutto regalato a chi accetta di sottoscrivere un «contrattino» per un’enciclopedia multimediale da 40 cd al costo di 5998 euro, pagabili a rate. È l’offerta «imperdibile» proposta al termine di una convention in un albergo di lusso. Un’offerta che va accettata subito, prima di uscire dalla hall. Val la pena di firmare, intanto al limite c’è la clausola di recesso entro 10 giorni, che non comporta neppure la restituzione degli omaggi.
Il trucco c’è, è chiaro. E ora lo andrà a cercare anche un giudice genovese, dopo che il gip Maria Teresa Rubini ha emesso un atto di sequestro di uno di questi contratti fatti firmare in Liguria la scorsa primavera. Destinataria la società «Congress Italia Srl» di Padova, che di queste convention sulle Riviere ne ha organizzate diverse, dopo aver abbondantemente operato in giro per l’Italia. Quel trucco lo ha ricostruito passo passo l’avvocato Mario David Mascia, che ha presentato una querela per conto di un artigiano edile genovese che si è fatto tentare e si è ritrovato alla fine a dover tirar fuori 2.100 euro per un pugno di dischetti e soprattutto per evitare esborsi peggiori.
Tutto è nato in primavera, durante la convention in una sala del Grand Hotel di Arenzano, presa in affitto dalla Congress Italia. Contattato telefonicamente da chi diceva di chiamare per conto del Coni» e chiedeva informazioni sulla voglia di praticare sport dei figli, l’artigiano ha finito per partecipare all’incontro e dare i dati della sua piccola impresa, la partita Iva e le coordinate bancarie per il pagamento. Tornato a casa con il grosso degli omaggi, e in attesa di ricevere i cd tramite corriere, il genovese si è andato a rileggere il contratto e ha scoperto tutta una serie di clausole, tra cui ulteriori spese per l’installazione dei dischetti, il dettaglio della vendita che comprendeva anche quelli che dovevano essere «omaggi», e l’annuncio che l’acquisto sarebbe stato regolato da fattura alla sua società perché i beni comprati erano «inerenti la propria attività imprenditoriale». Non un dettaglio, perché gli acquisti effettuati come imprenditore e non come «consumatore» fanno cadere il diritto di recesso, che pure a parole era stato assicurato al cliente. Guai, cioè, in questi casi, a dare la partita Iva.
Preoccupato per queste clausole mai viste prima, l’artigiano edile ha subito inviato la raccomandata e rispedito indietro la merce, poi ha chiamato più volte la Congress Italia che ha rivelato la sostanziale indissolubilità del contratto. E comunque ha fatto notare che in caso di recesso, oltre a perdere tutti gli «omaggi», il cliente avrebbe dovuto sopportare una «penale» di 1190 euro, come rimborso di spese di trasporto perché il contratto non era andato «a buon fine». Dopo diverse telefonate e svariati incontri con persone incaricate dalla società di Padova, l’artigiano ha deciso di pagare quei 2.100 euro in cambio dei soli dischetti dell’enciclopedia multimediale. Sembrava finita. Invece alla fine il genovese è stato costretto a rivolgersi all’avvocato Mario David Mascia, che ha presentato subito la denuncia. Ma che non è stato certo il primo, visto che un caso identico è venuto gia alla luce a Bolzano. Dove, con un’ordinanza cautelare emessa nel 2004, il giudice Edoardo Mori aveva affermato che «il comportamento della Congress srl rientra appiena nello scontato e consolidato schema della truffa organizzata», che il cliente «viene abilmente distolto dal fare attenzione a clausole vessatorie che limitano i suoi diritti».
Nonostante il pm genovese Walter Cotugno non lo avesse ritenuto necessario, il gip Maria Teresa Rubini ha ordinato il sequestro dei contratti originali anche perché «sulla copia appaiono numerose annotazioni». Ora ci sarà modo di verificare se anche in Liguria, dopo tanti contratti firmati e tanti «omaggi» rifilati, l’attività della società veneta sarà considerata rientrante «nello schema della truffa organizzata».
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