Il computer nelle scuole è una risorsa culturale ed economica

Mi spiace molto ma questa volta proprio non riesco a entrare nell’ottica della polemica sui libri di testo scolastici, sul sistema distributivo e sul presunto conflitto di interessi con Poste Italiane e ministro dell’Istruzione.
Si sono spesi miliardi di euro per dare l’opportunità prima agli studenti, poi anche alle famiglie a basso reddito, di comprare un personal computer, nell’intento di voler in tal modo colmare il gap tecnologico delle famiglie italiane. Non sarebbe ora di usare questi strumenti per introdurre un nuovo tipo di fare didattica, e non solo per giocare o chattare? Vedo in questi sistemi la possibilità di stampare a casa propria volta per volta le pagine dei libri che servono per il giorno successivo, contribuendo in tal modo anche a diminuire il ricorrente problema del peso degli zainetti, il tutto scaricando il materiale dal cd fornito dalla scuola o collegandosi via internet al servizio apposito del ministero.
Rimane il problema dei diritti d’autore, su tutti questi libri o pezzi di libri si dovrebbero pagare fior di compensi a chi li ha scritti e l’idea di un cd contenente tutti i testi per quell’anno masterizzato a costo zero farebbe inorridire chi di libri di testo ci campa e pure bene, visti i prezzi. Ancora una volta la risposta ci arriva dalla rete. Penso a tal riguardo a una soluzione stile Wikipedia (l’enciclopedia gratuita e aperta a tutti). Una sorta di Wikipedia della didattica dalla quale scaricare (e stampare) a piacimento tutto quello che si vuole, e sulla quale ogni docente, studente, chiunque, sia libero di aggiungere i propri contributi; è questa la risposta al caro libri, ai problemi logistici di distribuzione e alle polemiche su libri di testo, specialmente quelli storici, che raccontano le cose in maniera settaria, o non le raccontano affatto, a seconda delle convinzioni politiche di chi li ha scritti. C’è un solo grande problema: sarebbe tutto gratuito e a molti questo non garberebbe per nulla.