Comunali in sciopero contro il Comune

«Dopo 11 anni eravamo un pò arrugginiti, ma stiamo tornando in forma velocemente»: sorride il segretario della Cgil Funzione Pubblica Vladimiro Furini, mentre guarda sfilare i 1.500 dipendenti del Comune di Genova scesi in piazza ieri mattina per protestare contro la piattaforma contrattuale proposta dall'amministrazione. Neanche i sindacati si aspettavano un'adesione così massiccia a uno sciopero proclamato dopo 11 anni di pace sindacale: 80% di astenuti dal lavoro - oltre 5.000 lavoratori su un totale di 7.000 - stimano i sindacati, 55% di adesione netta allo sciopero secondo l'ufficio personale del Comune, al quale sono da aggiungere però le assenze giustificate per ferie, permessi e malattia.
Alla fine, le cifre finiscono per collimare. Il risultato è stato scuole e uffici chiusi, con una sorpresa: fra le categorie che hanno aderito allo sciopero in modo più compatto c'è la Polizia Municipale, tradizionalmente considerata restia a scendere in piazza.
In corteo sventolano bandiere di Cgil, Cisl, Uil, Diccap e Rdb, ma anche tanti striscioni spontanei e qualche caricatura dell'assessore al personale Giovanni Facco, uno dei bersagli della manifestazione. Un serpentone che si snoda lungo le vie del centro di Genova, da via Garibaldi a piazza De Ferrari, da via Roma alla sede della Prefettura, dove i delegati sindacali sono stati ricevuti dal prefetto Giuseppe Romano, per tornare ancora in via Garibaldi, davanti a Palazzo Tursi, sede del Comune.
Accesso alle auto bloccato nel perimetro tra via XX Settembre, piazza Corvetto e piazza Fontane Marose e traffico deviato sulle circonvallazioni, ma la mattinata di protesta, complice forse la bella giornata ed un traffico meno sostenuto del solito, si è conclusa senza particolari disagi per i genovesi, nonostante la concomitanza con un secondo corteo di protesta, quello dei pescatori.
Soddisfatti i promotori della manifestazione: «Per l'amministrazione è un segnale forte - ribadisce Furini -: speriamo che adesso si torni a trattare con la convinzione che i lavoratori non possono essere ignorati e scalvalcati.
Continuiamo a essere disponibili al dialogo, ma siamo anche pronti a tornare in piazza e ad organizzare nuove manifestazioni di protesta».