Il Comune apre agli islamici per affari Resta tabù invece la questione moschea

La Moratti firma un accordo commerciale con Gheddafi, ma sulla religione gli ribatte: «La nostra è il Cristianesimo» La strada per la nuova moschea milanese è tutta in salita e i residenti di viale Jenner chiedono un’ordinanza ad hoc

"Business is business". Gli affari sono affari, a fare la sintesi è la Lega che stranamente non ha polemizzato con il sindaco Letizia Moratti per la partecipazione ieri sera a Roma alla cena organizzata dal premier Berlusconi in onore del leader libico Muhammar Gheddafi. Ottocento invitati a tavola, tantissimi i big dell’economia. E ci si poteva aspettare dal capogruppo del Carroccio a Palazzo Marino, Matteo Salvini, la richiesta di un passo indietro del sindaco dopo che Gheddafi nella capitale ha fatto un appello all’Europa a convertirsi all’Islam. "L’importante è che il colonnello non venga a fare il fenomeno a Milano - minimizza il lumbard - poi se il sindaco può portare più soldi per le aziende milanesi fa bene. Certo Gheddafi è bizzarro ma almeno ha l’onestà di dire quello che altri nella nostra città tramano nell’ombra". Riferimento neanche troppo velato al centro islamico di viale Jenner. Casomai, sul rischio di un’islamizzazione è stata netta la presa di distanza della Moratti, che ha puntualizzato come la presenza alla cena fosse improntata agli interessi economici per le imprese milanesi. E non è un dettaglio, visto che nelle prossime settimane si riaccenderà il dibattito su una moschea in città. Sulle dichiarazioni di Gheddafi il sindaco ha chiarito: "Noi abbiamo la nostra religione, che è quella cristiana, e credo sia importante che ognuno tenga alle proprie radici nel rispetto delle religioni, le tradizioni e le storie degli altri. Poi ci sono delle scelte personali che ognuno può fare". Ha glissato sull’appello del colonnello, "non ho ascoltato quello che ha detto, quindi non posso dare giudizi su cose che non conosco". E non è entrata nella polemica sulla scelta di Gheddafi di tenere una lezione sul Corano di fronte a quasi 500 hostess chiamate tramite un’agenzia ("penso che la libertà nel nostro Paese di fare lezioni non possa non esistere, è libertà anche quella. Poi se uno vuole pagare..."). Il consigliere comunale del Pdl Carlo Fidanza definisce quella di Gheddafi "un’islamizzazione all’amatriciana, tutta Corano e tacchi a spillo. Ma ci sprona a non abbassare la guardia e a difendere con forza le nostre radici cristiane da predicatori improvvisati e dai rischi reali".
Prima di volare a Roma ieri il sindaco ha ribadito la priorità: "Rafforzare le opportunità per le nostre imprese e la nostra cultura". Ha ricordato che il Comune già nel 2008 ha firmato con Tripoli un protocollo d’intesa per favorire la sinergia in diversi settori, dalle public utilities ("sicurezza, traffico, pulizia, collaborazione in campo culturale, turistico, enogastronomico e sulle energie rinnovabili"). E la Libia è stata tra i Paesi sostenitori dell’Expo 2015 a Milano.
Sì al business con i Paesi islamici, tutto in salita il percorso per la moschea a Milano, specialmente prima delle elezioni 2011. Nelle scorse settimane il governatore Roberto Formigoni ha invitato le istituzioni ad un tavolo a settembre per affrontare una volta per tutte il caso. Accolto sia il presidente della Provincia Guido Podestà che dal sindaco. Ma sia la Moratti ha precisato che è un tema anche di sicurezza, e Comune "aveva già chiesto una legge nazionale per regolamentare la questione", sia il vicesindaco De Corato ha posto addirittura tre precondizioni: intesa tra Stato e comunità musulmana, serietà degli interlocutori ("non possiamo trattare con viale Jenner") e chiarezza sui controlli delle forze dell'ordine. Tradotto: tempi lunghi. Lunghissimi secondo la Lega, visto che secondo Salvini "non c’è l’urgenza e neanche lo spazio per una moschea". Un’ordinanza urgente per chiudere il centro di viale Jenner è stata sollecitata invece ieri dal Comitato di quartiere Jenner-Farini.