Il Comune arruola mediatori culturali nei campi rom

«Li vogliamo tutti a scuola e vogliamo che siano bravi, non ci interessano gli asini». L’assessore ai Servizi sociali del Comune, Mariolina Moioli, lo aveva raccomandato lo scorso ottobre alle famiglie rom che accettavano di firmare quel Patto di legalità che offriva il lasciapassare ai container allestiti in via Triboniano. Nel patto c’è scritto nero su bianco che i capifamiglia si impegnano «a mandare ogni giorno i figli a scuola» e che nessun minore deve più andare in giro a elemosinare, pena l’espulsione immediata dal campo nomadi. Da settembre, con il suono della campanella è pronto a scattare anche un piano di mediazione culturale per i bambini, con accompagnamento a scuola e assistenza a casa. Il progetto, coordinato dal Comune, coinvolge provveditorato agli studi e associazioni del terzo settore: i rappresentanti ieri hanno partecipato a una riunione con l’assessore Moioli in largo Treves per definire i particolari del progetto. «Potenzieremo il servizio di mediazione culturale - assicura Moioli - e la novità principale è che attingeremo direttamente dalle risorse degli undici campi regolari della città per trovare le persone più adatte a svolgere questo compito. Sceglieremo mediatrici che vivono nei campi dove risiedono i bimbi rom, sulla base dei titoli di studio e delle competenze. Seguiranno corsi di formazione e avranno la responsabilità di controllare che il patto di legalità venga rispettato, ossia che le famiglie mandino effettivamente a scuola i piccoli. Ovviamente, sarà nostro compito monitorare periodicamente che il metodo funzioni».