Il Comune censura, gli spezzini si imbavagliano

Dovrebbe informare, come tutti i giornali regolarmente registrati in tribunale. Invece a Spezia le 12 pagine «confezionate» dal Comune hanno assunto la fisionomia di fogli di propaganda. La Giunta infatti negli ultimi anni ha speso 500 mila euro da destinare alla comunicazione. Con un piccolo particolare: nemmeno una parola è stata «offerta» all’opposizione. Una parola, o per meglio dire, una riga, visto che nell’ultimo giornalino Forza Italia e Alleanza Nazionale erano riusciti ad ottenere un grande privilegio: ben venti righe venti, su 12 pagine totali, per parlare, non molto in verità, di traffico, parcheggi e tutte quelle cose che interessano ai cittadini. Fino alla spiacevole sorpresa: la lettera inviata dal sindaco Giorgio Pagano che ha deciso di non pubblicare l’intervento congiunto preparato dai due Gruppi consiliari perchè «Non corrisponde allo stile e alla linea editoriale del periodico». La colpa, insomma, era quello di aver scritto un articolo non troppo «imbavagliato». «Del resto - racconta il capogruppo di An Giacomo Gatti - la redazione del giornale è composta da un funzionario del Comune e da due collaboratrici del sindaco». Alla fine però a provvedere a «cucirsi la bocca» sono stati gli stessi consiglieri d’opposizione che durante la conferenza stampa di ieri si sono presentati con un bavaglio: «Con la scritta Pagano, ovviamente», spiega Gatti. Perchè l’idea è quella di estendere la protesta coinvolgendo anche la popolazione: «Chiederemo ai nostri simpatizzanti di girare per la città con il bavaglio alla bocca e di informare i cittadini di quello che sta accadendo a La Spezia». L’opposizione insomma passa al contrattacco: «Da oggi - continua Gatti - non accetteremo più disequilibri nella gestione degli strumenti di informazione pagati con i soldi dei cittadini. Pretendiamo uno spazio proporzionale a quello della Giunta e della maggioranza sul giornale e tenteremo di predisporre le riprese televisive delle sedute del consiglio comunale, in modo che siano gli stessi cittadini a poter giudicare chi li governa».