Il Comune cita le intercettazioni E la Provincia si rivolge ai legali

Albertini: è la conferma che le plusvalenze sarebbero state usate nella scalata a Bnl

Palazzo Marino continua a sostenere che alla cordata Unipol con Marcellino Gavio per fare la scalata a Bnl è stata utile la vendita alla Provincia di azioni della Serravalle. Teorema che per il sindaco Gabriele Albertini trova nuova conferma nelle «intercettazioni telefoniche tra l’imprenditore Gavio e il finanziere Giovanni Consorte»: quelle stesse intercettazioni che, invece, secondo Palazzo Isimbardi dimostrerebbero l’estraneità dell’amministrazione provinciale alla vicenda.
«Quelle intercettazioni se lette in sequenza con i fatti successivi, dimostrano l’esatto contrario» sostiene il Comune: «Lo scorso 11 luglio, infatti, conversando al telefono con Consorte, Gavio si sorprende per un prezzo ad azione - 2,70 euro - proposto da Consorte, troppo alto, sostenendo che “qualcuno ci aveva detto un po’ meno”». Annotazione che, dice Palazzo Marino, conferma come «il prezzo è divenuto abbordabile per Gavio solo dopo aver realizzato la plusvalenza di 176 milioni di euro grazie alla vendita delle proprie azioni Serravalle alla Provincia, avvenuta con decisione della giunta provinciale del 29 luglio». E, quindi, «ciò non dimostra che la plusvalenza ottenuta dal gruppo Gavio attraverso la vendita di azioni Serravalle alla società controllata dalla Provincia non sia stata utile al positivo esito dell’operazione Unipol, semmai l’esatto contrario».
Ma questa versione dei fatti nella lettura di Filippo Penati sarebbe «una vera e propria retromarcia del sindaco, di chi, non più di tre giorni fa, dichiarava di avere le carte comprovanti il fatto che la Provincia avrebbe pagato a un prezzo gonfiato le azioni di Serravalle a Gavio per facilitare la scalata di Bnl da parte di Unipol». Marcia indietro con ammissione «che lo stesso giorno dell’accordo tra Gavio e Consorte, l’11 luglio scorso, c’è stata un’offerta al Comune da parte della Provincia di Milano». Dietrofront di chi, aggiunge il presidente della Provincia, «continua a non rispondere all’invito pressante a compiere il suo dovere di sindaco e di pubblico ufficiale, di andare alla magistratura a dire ciò che dice di sapere e ad esibire le carte che ha detto di avere».
E per questo, Penati, ha «dato l’incarico a legali di valutare quali possano essere gli strumenti tecnici da attivare per fare in modo che il sindaco, come pubblico ufficiale, adempia a un suo preciso dovere: quello di mettere a disposizione della magistratura le informazioni e i documenti che rappresenterebbero indizi o addirittura prove di presunte irregolarità». Preannuncio che la battaglia sul fronte Serravalle continua, anche chiamando in causa la Procura.