Il Comune: «Col maxi abete soldi ai lavori del Duomo» La Curia: «No, è pubblicità»

L’abete arriverà a bordo di un tir domani notte: se non ci saranno intoppi, approderà in piazza Duomo intorno alle due. Preceduto da una settimana di polemiche. Perché sull’albero-gioielleria di Natale griffato Tiffany anche ieri non c’è stata pace. Due giorni fa la Curia aveva definito l’idea di una boutique del lusso davanti alla cattedrale «quasi offensiva in un momento di grave crisi economica». In diretta tv al Chiambretti Night, il sindaco aveva preso le distanze e garantito: «Non ci sarà, io non ne sapevo niente». Ieri Letizia Moratti ha evitato di aprire la questione in giunta, ma a fine seduta ha avuto un incontro vis à vis di un’ora con l’assessore all’Arredo urbano Maurizio Cadeo, che ha seguito (e presentato con una conferenza stampa) il progetto a Palazzo Marino. Il riassunto: Tiffany si è offerta di essere quest’anno sponsor unico del tradizionale maxi-albero al costo di un contributo da 320mila euro, alla base aprirà un punto vendita da 200 metri quadri - una «succursale» della boutique di via della Spiga, ma con i prodotti di più largo consumo come ciondoli e braccialetti - all’interno collocherà un salvadanaio per raccogliere fondi a favore della Lega italiana contro i tumori e devolverà alla Lilt anche un assegno. Dopo la levata di scudi della Curia, il sindaco ha chiesto all’assessore e al direttore generale del Comune Antonio Acerbo di rivedere parzialmente l’iniziativa, «deve essere un progetto a sfondo sociale - ha confermato ieri mattina -. Ho proposto che parte del ricavato vada alla Fabbrica del Duomo per il restauro della guglia maggiore. L’iniziativa sarà rivista con questa connotazione di charity, anche dal punto di vista estetico».
L’assessore Cadeo andato a mediare nel pomeriggio per conto del sindaco con gli amministratori milanesi della griffe è uscito soddisfatto dall’incontro: «Raddoppieranno il contributo per la beneficenza». Anzi, senza indicare la percentuale dalle vendite che destineranno sia a Lilt che al Duomo «hanno voluto garantire che staccheranno un assegno settimanale anche in base alle vendite in via della Spiga». Dal punto di vista estetico, poco o nulla cambierà salvo «una grafica che evidenzierà meglio lo scopo benefico dell’iniziativa».
Tutto risolto? Macché. Monsignor Luigi Manganini, arciprete del Duomo, risponde al Comune con un «no, grazie». Ammette che il responsabile della piazza è il sindaco, e dunque «farà quello che meglio crede» ma «la posizione della Curia non cambia, e non andiamo contro coscienza a tutti i costi. É vero che il Duomo soffre di enormi problemi economici, ma non cambierei idea neanche se ci dovessero offrire di devolvere parte dell’incasso alla Veneranda Fabbrica. Una gioielleria sotto al simbolo religioso del Natale». Manganini è categorico, «un’operazione commerciale di questo tipo anche camuffata non è adatta nella piazza delle cattedrale».