Comune e Regione all’attacco: «Tocca a loro trovare l’area»

De Corato: «Palazzo Isimbardi non rispetta gli impegni presi». Il prefetto: si creino piccoli villaggi

Atmosfera distesa. Tutti d’accordo. Ma per la soluzione bisogna attendere ancora. Questo l’esito della riunione, convocata ieri in Prefettura per risolvere il problema della sistemazione dei 79 rom sgomberati dalla baraccopoli di via Capo Rizzuto. «C’è stata una grande unità di intenti da parte di tutti i presenti - ha commentato Bruno Ferrante alla conclusione del vertice -. Tutti hanno concordato sulla necessità che occorre trovare progetti e strategie partendo da un punto fermo: non può esserci solidarietà al di fuori della legalità».
Non si è discusso solo dei nomadi di via Capo Rizzuto, dunque, «che - prosegue il prefetto - resteranno ospiti della Casa della Carità ancora per qualche giorno». Le istituzioni stanno cercando di dare una risposta d’insieme a un problema «che riguarda 4mila persone» come ha sottolineato nei giorni scorsi l’assessore alla Sicurezza di Palazzo Marino Guido Manca. Un progetto generale, un piano strategico per intervenire non solo sul caso specifico, ma per poter dare una risposta complessiva alla sistemazione dei nomadi a Milano e nell’hinterland.
All’appello del prefetto hanno risposto tutti. Il questore, Paolo Scarpis, insieme ai rappresentanti delle forze dell’ordine: il comandante provinciale dei Carabinieri, Cosimo Piccinno, quello della Guardia di finanza, Michele Carbone. Poi le istituzioni. Il sindaco Gabriele Albertini, con l’assessore comunale alla Sicurezza, Guido Manca. Da Palazzo Isimbardi il presidente, Filippo Penati, e il responsabile alla Sicurezza, Alberto Grancini. Per la Regione l’assessore alle Politiche per la casa, Gianpietro Borghini. Quindi il direttore della Caritas, don Roberto Davanzo, il direttore della Casa della Carità, don Virginio Colmegna. E il presidente del Tribunale dei Minori, Livia Pomodoro, con il procuratore, Giovanni Ingrascì.
Il vertice, che avrà un seguito giovedì, è servito per fare il punto della questione. Intanto c’è da individuare un’area per la sistemazione dei 79 rom di via Capo Rizzuto. «L’onere - spiega Borghini - è tutto della Provincia. Il presidente Penati si è preso la responsabilità di indicare un’area». Una soluzione temporanea, della durata di alcuni mesi, prima della riorganizzazione generale del «panorama rom» di Milano. «La Provincia si è già messa al lavoro - dicono da Palazzo Isimbardi -. I tecnici sono già al lavoro per ricercare le proposte più idonee che saranno sottoposte già nei prossimi giorni al Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza».
Ancora tutta da definire la strategia. «Milano ha già fatto abbastanza per ospitare i nomadi - riconosce Ferrante -. Si è fatta carico di trovare soluzioni. Ora bisogna allargare gli orizzonti, ma senza divisioni schematiche tra Comune e Provincia. Dal punto di vista sociale serve un salto di qualità, inserendo nel tessuto sociale le persone che sono regolari e quindi nella legalità». Il prefetto parla anche di modello d’intervento: «Dobbiamo stabilire una modalità comune. Che potrebbe essere quella di piccoli gruppi di famiglie sistemate nei “villaggi solidali“, gestiti con la mediazione della Caritas. Anche la questione Triboniano è un passo successivo alla definizione del piano». E le istituzioni, tutte, insieme alla Casa della Carità, si sono accordate per portare sul tavolo della Prefettura ipotesi di aree disponibili per la futura riorganizzazione. «Regione, Provincia e Comune - assicura Borghini - faranno la loro parte anche per i finanziamenti».
Dopo l’unità d’intenti, però, arrivano le polemiche. Davide Boni, assessore regionale al Territorio, “smentisce” Borghini: «La Lega Nord non è d’accordo sull’ipotesi di rifinanziare la legge regionale per dare contributi alla realizzazione di nuovi campi. Credo che, onestamente, ci siano altre priorità». Mentre Riccardo De Corato, vice sindaco di Milano, attacca: «La Provincia, che doveva individuare e segnalare le aree disponibili per nuovi campi, oggi non è stata ancora in grado di fare proposte». «Dal 1997 a oggi Palazzo Marino ha sostenuto un carico economico da 18 milioni e 800mila euro per la questione rom» aggiunge Albertini. Ieri, poi, «Milano Migrante», un gruppo di associazioni composto da Naga, SinCobas, Leoncavallo e Giovani Comunisti, ha organizzato un presidio davanti al Comune «contro gli sgomberi nelle baraccopoli».