Comune, i terreni Expo fanno franare la sinistra. Il Pd: "Subito un vertice"

IN CONSIGLIO Scoppia il caso politic. L’ala radicale si astiene sul voto
alla delibera su Arexpo. Oggi Boeri e l’ad Sala a Parigi daranno
garanzie sulle aree

Alla vigilia dell’incontro del Comune, dei vertici di Expo spa e della Regione con il comitato esecutivo del Bureau International des Exposition sulla disponibilità dei terreni, la maggioranza di palazzo Marino si divide proprio sul voto alla delibera per la costituzione di Arexpo, la società creata dalla Regione per l’acquisto delle aree che ospiteranno la manifestazione del 2015. La sinistra radicale, rappresentata dalla lista Sinistra per Pisapia ieri in consiglio comunale si è astenuta al voto all’ingresso del Comune nella società, facendo infuriare il Pd. «Non è il momento di prodursi in clamorose retromarce su Expo. Esiste un dovere di mandato ed un dovere nei confronti dei cittadini - sbotta il segretario metropolitano del Pd, Roberto Cornelli -. È inaccettabile che si esca dall’aula prima del voto e si vada in ordine sparso su questioni così strategiche». A dare l’idea delle temperatura bollente che si respirava in Comune, la richiesta «al sindaco un incontro urgente di maggioranza» da parte di Cornelli.
Ieri pomeriggio il presidente del consiglio, Basilio Rizzo, e la capogruppo di Sinistra per Pisapia-Federazione della Sinistra, Anita Sonego, hanno affidato a un comunicato di fuoco le motivazioni della loro astensione. «Non abbiamo approvato l’Accordo di Programma sulle aree Expo e quindi non voteremo la delibera sulla società Arexpo che ne è una sorta di decreto attuativo» hanno spiegato Rizzo e Sonego che sottolineano come siano «scelte che non vanno nell’interesse della città, che premiano la rendita e favoriscono una ben precisa famiglia politica a spese della collettività». Nel mirino l’investimento da 100 milioni di euro che finirà «nelle casse di Fondazione Fiera e gruppo Cabassi in un momento di così grave crisi e di sacrifici richiesti ai cittadini». Ce n’è per tutti, anche per «la Yalta della Lombardia riconducibile al sistema di potere formigoniano».
Una posizione giudicata «inaccettabile» anche dalla capogruppo del Pd Carmela Rozza che non ci sta a farsi «accusare di sottostare al ricatto affaristico di alcuni»: «Questo non solo è falso, ma si vuole negare nei fatti alla città un importante evento che dovrebbe produrre, con infrastrutture e ammodernamento, qualità della vita per tutti i cittadini. Il Pd non ha dubbi sull’importanza di Expo, e vorrebbe condividere con tutta la maggioranza in consiglio la battaglia perché il governo garantisca i fondi destinati a Milano. Per questo presenteremo un ordine del giorno».
E dire che l’assessore Boeri - che oggi volerà a Parigi - nel suo intervento, aveva messo le mani avanti, ribadendo per ben tre volte la natura di «società pubblica» di Arexpo, e «non immobiliare»: «Credo che la società sia a tutti gli effetti a forte interesse collettivo». Così non hanno potuto nemmeno le rassicurazioni sulla stretta competenza del consiglio comunale sulla progettazione urbanistica post Expo. Nonostante il caso politico, la delibera passa con 27 «sì», 1 «no» (del grillino Mattia Calise) e 9 astenuti (oltre a Sinistra per Pisapia, Pdl, Lega e Terzo Polo) su 37 presenti. Amara (e minacciosa) la conclusione del Pd: «Mi dispiace - avverte Rozza - per chi ha scelto, nella maggioranza, di avere un ruolo residuale che però si paga».