Il Comune inventa l’assessore bizzarro

Gabriele Barberis

Più che assessori sono dei supermen della politica: non si accontentano di sbrigare le normali pratiche amministrative di grandi città o piccoli paesi, ma si cimentano in problematiche internazionali ed esistenziali che metterebbero a dura prova anche Condoleezza Rice. Per fortuna - loro - pochi si prendono la briga di verificare se alla Spezia l'assessorato alla «buona occupazione» sforna veramente posti di lavoro da favola o se Forlì può fare concorrenza alla Croce Rossa nella difesa dei «diritti umani».
Eppure c'è un'Italia dei Comuni che si sente sminuita a deliberare su mense scolastiche o sui contributi alle fagiolate di quartiere: meglio volare alto, anche nei cieli dell'umorismo involontario, spaziando dai rapporti diplomatici all'evoluzione dei bisogni dell'uomo. Non manca di sicuro la fantasia alle giunte di centrosinistra nell'istituire assessorati ad hoc o nell'assegnare deleghe improbabili per rabbonire il partitino di turno o soddisfare le utopie di qualche politico locale desideroso di riaggiornare il «sinistrese» degli anni '70 per marcare il tono progressista dell'amministrazione.
Poche giunte sanno rinunciare al richiamo della politica estera. A Scarperia, nel famoso Mugello di Di Pietro, un assessore ha la delega al «gemellaggio», mentre il suo collega di Cossato (Biella) può vantare maggiori responsabilità dovendo occuparsi anche di «pace». A Piacenza si fanno le cose in grande stile: le missioni più delicate vengono affidate all'assessore per «i rapporti con l'Europa». Nel Torinese l'aria olimpica amplia i confini di Grugliasco, la Stalingrado della cintura, la cui giunta cura le relazioni con «Torino internazionale» nell'ambito di un'attività quotidiana di «cooperazione internazionale». E nella Cosenza rossa di Evita Catizone, il passaporto diplomatico è detenuto da un assessore incaricato di mantenere «i rapporti con la Chiesa».
Peggio ancora se il Comune vuole anticipare le tendenze di costume, quasi per fare concorrenza alle copertine di Panorama. A Firenze i «nuovi stili di vita» e il «consumo critico» rischiano di essere regolati con una seduta di giunta, mentre a Campobasso e a Pescia il consumo ottimale è «consapevole». Orizzonti più vasti a Matera dove il palazzo di città lavora sulla «qualità della vita», senza eguagliare però Avellino, avanguardia italiana nell'individuare i «nuovi bisogni».
Sugli aggettivi, poi, non si bada ad economie. La città è «sana» a Padova, «bambina» a Ferrara, «solidale» a Chiavari. Le risorse sono «strategiche» a Reggio Emilia, le politiche del lavoro «attive» a Sesto San Giovanni, la comunicazione «grande» a Prato, l'educazione «permanente» a Firenze e Pistoia.
Pesaro, forse per vocazione turistica, si pone come un grand hotel: al «front office cittadini» non c'è un anonimo funzionario ma un assessore in carne ed ossa; si tratta comunque della stessa mansione svolta ad Alessandria da un membro di giunta, incaricato dell'«ascolto». A Bareggio, nell'hinterland milanese, non c'è bisogno di un sondaggio Gallup: se ne occupa già l'assessore alla «rilevazione del grado di soddisfazione degli utenti». Modello condominiale per il Comune di Riccione, il cui sindaco ha assegnato a un collaboratore la delega ad occuparsi di «buon vicinato».
Punta invece al monopolio culturale Mantova, che ha istituito da tempo un impegnativo assessorato che promette «l'accesso al sapere», un portale magico degno di un romanzo sull'epopea del Graal. Sulla definizione, poi, delle varie politiche gli amministratori si sbizzarriscono: sono di «genere» a Livorno, di «pace» a Bareggio, «interculturali» a Pistoia, «temporali» a Lodi; la Bologna di Cofferati svetta da par suo con quelle «delle differenze».
Ma ci si imbatte in altre materie di contenuto ancora più elevato che contraddistinguono le compagini di centrosinistra: quelle sui grandi diritti della persona. La «condizione femminile» è sotto controllo a Lodi, la «multiculturalità» a Prato, la «democrazia diretta» a Piacenza, i «diritti di cittadinanza» a Nuoro, la «cittadinanza delle donne» nella Venezia di Cacciari, l'«età evolutiva» a Formia. A Forlì è persino assicurato il «benessere animale», forse sotto forma di un canile a cinque stelle.
Anche sulla coniazione di neologismi si va forte. Chissà come sarà strutturato il biglietto da visita dell'assessore di Firenze incaricato di seguire «le alterazioni del suolo pubblico per i profili della viabilità». Per lo meno risultano un po' meno oscuri, ma come minimo sfuggenti, il «marketing territoriale» di Piacenza, la «produzione culturale» a Venezia, la «promozione della partecipazione» di Rivoli e i «servizi di rilevanza economica» di Macerata.
Nulla in confronto all'impegno dell'assessore del comune campano di Scafati che si è preso veramente una bella rogna: la «pubblica incolumità» della popolazione. Un incarico sottratto, più che a qualche collega, al santo patrono della città.
gabriele.barberis@ilgiornale.it