Il Comune nega, ma i topi ci sono

Nessuno si scandalizza? Nessuno parla di istituzioni lontane dalla gente? Nessuno fa interrogazioni parlamentari? Non contro il ministro dell’Interno, contro la polizia, o contro lo stadio di Marassi, magari anche contro i soliti servizi deviati. Quelle non mancano mai. Ma se c’è una cosa che tutti, nessuno escluso, erano concordi nel chiedere era che almeno i responsabili dell’ennesima violenza a Genova venissero puniti.
Appunto, sono già fuori.
Processati e liberati. Giustizia è fatta.
Marta Vincenzi, ben sapendo che non erano no global ma ultranazionalisti serbi, non aveva scrupoli a confessare in tv il suo istinto di prenderli «a sberle in faccia». Troppa violenza, meglio un buffetto, una condanna di quelle che si ricorderanno per tutta la vita. Nikola Arsic, 25 anni, non si stancherà certo di raccontare ai nipotini di quella notte in cui ha devastato una città, ha tenuto in ostaggio uno stadio intero, ha picchiato i poliziotti, ha fatto sospendere una partita di calcio della sua nazionale, è stato catturato dopo aver venduto cara la pelle e la mattina dopo si è visto addirittura condannare a sei mesi di carcere. Anzi, no. Ma quale carcere? Sei mesi così per dire. Non si scorderà mai di raccontare ai nipotini che, dopo tutta questa notte per la quale tutte le tv del mondo hanno parlato delle sue prodezze, i giudici italiani lo hanno salutato e messo fuori con la condizionale. Libero di tornare a casa.
«Sono stato obbligato a fare quello che ho fatto dalle persone con cui mi trovavo», ha spiegato Arsic ai giudici. Con una giustificazione così, impossibile tenerlo dentro. (...)