«Il Comune non ha soldi per i disabili»

Bruno Petrella (An) presenta a Veltroni un’interrogazione

Michela Giachetta

«Il Comune ha i soldi da destinare ai bambini in Africa, ma per quelli romani, affetti da gravi malattie, pare proprio che i soldi non ci siano». Si scalda il vice presidente vicario del Consiglio provinciale, Bruno Petrella (An), quando si parla di bambini. Soprattutto se sono malati. E dalle parole passa all’azione. Ha, infatti, promosso un’interrogazione parlamentare al presidente della Provincia Enrico Gasbarra «per sapere dal sindaco Walter Veltroni se non ritenga opportuno intervenire per dotare il IV Municipio dei fondi necessari per garantire l’assistenza domiciliare ai bambini affetti da tetraparesi spastica, con ritardo intellettivo e del linguaggio». Il consigliere si riferisce in particolare a Carlotta Di Matteo, una ragazza di 15 anni colpita da questa grave malattia, che si è vista negare l’assistenza, perché, si legge nell’interrogazione, «il IV Municipio, in cui Carlotta risiede con i suoi genitori, risulta carente di fondi». La famiglia della bambina ha presentato a marzo la richiesta di sostegno, allegando, così come previsto dalla legge, il certificato che documenta il grave handicap. Nonostante ciò la ragazza l’assistenza domiciliare non l’ha ottenuta. «Nelle sue stesse condizioni ci sono altri 80 bambini: tanti sono i minori affetti da tetraparesi spastica nel IV municipio - denuncia Petrella - e tutti si ritrovano senza un’assistenza domiciliare continua e specialistica. Sono in lista di attesa. Con la speranza che prima o poi i fondi arrivino. Ma con la sola speranza non si fa tanta strada».
«Le cose non stanno così», replica la dottoressa Francesca Ceccarini, dirigente dell’ufficio sanità dello stesso municipio. Secondo la sua versione dei fatti, agli 80 ragazzi sono state assicurate tutte le cure necessarie e Carlotta costituisce un’eccezione. «La famiglia della ragazza - spiega la dottoressa - ha presentato un semplice certificato che attesta la malattia. Ma noi, come ufficio Sanità, per concedere l’assistenza e perché questa sia mirata e specialistica, abbiamo bisogno di conoscere a fondo la patologia del singolo soggetto. Cosa che non siamo riusciti a fare con Carlotta, perché la documentazione che ci è stata fornita non era sufficiente. Un conto è sapere che la ragazza è malata. Un altro è conoscere la malattia nei dettagli. Senza contare che sono previsti dei tempi da rispettare per la presentazione dei certificati». Parla di ulteriori visite e controlli ed esami la dirigente. Tutte carte che allungano i tempi. Dalla documentazione risulta la malattia. Punto. Dovrebbe bastare questo per far sì che i tempi vengano accorciati. Sempre che i fondi davvero ci siano. Invece, ormai a giugno, la ragazza si trova ancora senza l’assistenza domiciliare gratuita. Questo il dato di fatto. I genitori sono quindi costretti a tirare fuori i soldi di tasca loro, perché la figlia abbia le cure necessarie alla sua sopravvivenza. Dovrebbe pensarci il Comune, «anche se la documentazione non è sufficiente».