Da un Comune a quello vicino l’importante è essere sindaci

I casi in Liguria: da Lucio Barani a Bruno Marengo, da Francesco Cenere a Enrico Mozzoni

(...) Anche se il contesto territoriale è piccolo piccolo, e i sacrifici in termini di tempo e lavoro si fanno sentire molto più degli onori.
Insomma, ci sono quelli che la fascia tricolore se la sentono addosso come fosse un'estensione naturale del proprio corpo. Quasi una seconda pelle, e non sarà certo una legge che impedisce ai sindaci di svolgere più di due mandati consecutivi nello stesso Comune a fermare la loro passione per le riunioni di giunta, la loro voglia di piani urbanistici, la loro sete di varie ed eventuali. Sono i sindaci con la valigia: coloro che, esaurito il loro tempo al servizio di un comune, si sono ricandidati altrove, magari in un centro confinante con quello in cui risiedono, riuscendo a farsi eleggere e a proseguire così «in trasferta» la loro storia amministrativa.
Anche se sembra un paradosso, non è esattamente ligure l'esponente più in vista di questa schiera di sindaci «pendolari» della nostra regione. Ma se si considera la Lunigiana una sorta di enclave ligure nella provincia di Massa Carrara, e soprattutto se si tiene conto del personaggio, allora val la pena citare Lucio Barani. Primo cittadino di Aulla dal 1990 al 2004, Barani sarà sempre ricordato per il cosiddetto «miracolo aullese», vale a dire la notevole crescita economica commerciale e turistica del centro da lui guidato, ma anche per discusse iniziative come l'inaugurazione di un monumento a Bettino Craxi, la proclamazione di Aulla come città «dedipietrizzata» e l'installazione di bizzarri cartelli di divieto di sosta per le prostitute. Dopo questa esperienza, Barani non ci pensa due volte e riesce ad essere immediatamente eletto sindaco nel comune di Villafranca in Lunigiana, dove conta di ripetere il «miracolo». Nel frattempo, però, con l'attuale legislatura si è guadagnato la carica di deputato nel Nuovo Psi e, come non bastasse, occupa anche una poltrona da consigliere nella provincia di Massa Carrara.
Ma si parlava di Liguria: per qualche inspiegabile motivo, nella nostra regione è la provincia di Savona a presentare un folto gruppo di globetrotter della municipalità. Il caso più famoso, visto che coinvolge il capoluogo, è quello del sessantaquattrenne Bruno Marengo. Primo cittadino savonese tra il 1987 e il 1990 per il Pci, per tutti gli anni Novanta ha affiancato all'attività politica - come consigliere provinciale e vice presidente del consiglio regionale nelle fila di Rifondazione - quella letteraria: il titolo del suo romanzo d'esordio è quasi un urlo («A Spotornooo…!») in onore della propria città natale. Proprio a casa, a Spotorno, Marengo ha potuto iniziare la sua seconda vita da sindaco grazie al risultato-thrilling delle amministrative del 2004, che lo ha visto prevalere sul rivale Giancarlo Zunino per soli undici voti.
Sempre per rimanere dalle parti della riviera, poco un po più a ponente di Spotorno c'è un altro signore che di consigli comunali se ne intende, e in questo potrebbe essere definito un vero pendolare. La pluridecennale carriera amministrativa di Francesco Cenere è un inquieto oscillare tra Loano e il più vicino comune dell'entroterra, Boissano. È qui che, nel 1980, all'età di 29 anni si candida con successo come sindaco per una lista di ispirazione «bianca». Un primo mandato quinquennale, poi la rielezione nel 1985: dura solo un anno, poi per motivi personali Cenere deve presentare le dimissioni. Fine primo tempo, ma dopo un intervallo di alcuni anni - è il novantatrè - Francesco Cenere inizia la fase più intensa della propria vita da primo cittadino: guida la giunta di Loano per otto anni, finché non interviene la nuova legge che gli impedisce di candidarsi per la terza volta. Si accontenta della carica di consigliere, ma il richiamo della fascia tricolore è troppo forte: a Boissano nel 2002 ci sono le elezioni, e il ritorno di Cenere alla guida della sua lista Cdl è un successo. Ora il plurisindaco ha deciso di non presentarsi alle amministrative di maggio: è tempo di percorrere ancora una volta la provinciale per Loano, dove il sindaco Angelo Vaccarezza ha pronto da un anno un posto da assessore esterno tutto per lui. «Un accordo tra uomini che lavorano bene assieme - così Cenere definisce la manovra - e che vogliono ricostituire la squadra che negli anni Novanta ha realizzato per Loano qualcosa come 45 miliardi di lire di lavori pubblici».
Si è svolta - e continua a svolgersi - invece nell'entroterra e nel raggio di pochi chilometri la storia di Enrico Mozzoni, che nel corso di alcuni decenni è stato primo cittadino di Bardineto prima e di Calizzano poi: «Sono di Bardineto ma vivo a Calizzano dal 1972. Nonostante questo, a Bardineto sono stato sindaco per ventiquattro anni consecutivi, fino al '99». Quasi un quarto di secolo, dopodiché per Mozzoni, impossibilitato per legge a ricandidarsi, sembrava la fine di una comunque soddisfacente carriera. Forse così sarebbe stato, se non ci si fosse messo di mezzo un destino cinico: Giuseppe Vittorio Tabò, tra l'altro grande amico di Mozzoni, muore nel 2001, mentre è al proprio secondo mandato alla guida del comune di Calizzano. A Mozzoni viene chiesto di candidarsi per raccoglierne l'eredità, e l'operazione ha successo. «Amo Calizzano - spiega il sindaco - e mi piace il lavoro dell'amministratore in un paese di piccole dimensioni: è facile conoscere i problemi della gente, ma bisogna stare attenti a far quadrare i conti mentre si risolvono. Una bella sfida».
Una sfida, soprattutto, che non tutti vorrebbero raccogliere. C'è chi ci si appassiona, però, e allora continua a mettere in gioco le proprie forze, nonostante la limitazione a non più di due mandati. Forse in questi casi la fascia tricolore non è indossata sopra i vestiti: è dentro.