Il Comune regala case nuove ai rom dei campi alluvionati

(...) La furia del torrente Bisagno, tracimato, ha trascinato con sé anche le baracche e le roulotte dell'ultimo campo nomadi presente a Genova. Quello di via Adamoli. Così le famiglie che ancora vivevano da veri gitani hanno chiesto e ottenuto l'ospitalità nel nuovo impianto sportivo vicino al capolinea delle linee dell'autobus 13 e 14 alle propaggini di Genova. Da sabato mattina, infatti, vivono sfollati sui materassi della palestra, che quindi, in questi giorni, è rimasta anche inutilizzata dalle società che giornalmente ne fanno uso per la proprie attività sportive. Ma da ieri, il Comune, ha emanato l'ordinanza che queste famiglie avranno la possibilità di essere messe in appartamenti a Begato, Sampierdarena, Borgoratti e Quezzi.
«È una vergogna! - tuonano subito gli abitanti di Molassana e Marassi - qui ci sono tantissime persone che hanno perso la casa, i negozi e tutto quanto faceva parte della loro vita e stanno lottando con moduli e burocrazia per riottenere ciò che era loro e che solo una cattiva amministrazione e un totale menefreghismo delle istituzioni hanno lasciato all'incuria. E quindi ha portato alle disgrazie che sono successe quel maledetto 4 novembre!».
«Non si capisce perché - sottolinea subito Domenica Morabito vicepresidente del Municipio Valbisagno - per queste persone subito il Comune si muova, trovi loro la sistemazione migliore, mentre i nostri genovesi sono ancora lì che combattono con il fango». «Manco un nomade - continua - ha mosso un dito per andare ad aiutare a spalare il fango».
«Però - dicono i parrocchiani di San Cosma e Damiano, la chiesa a fianco all'impianto sportivo di Struppa - si sono subito mossi per venire a rubare un tappeto qui in chiesa. Il parroco è davvero fuori dalla grazia del Signore, ma non può farci niente».
Alla rabbia della comunità di Struppa si affianca anche quella dei cittadini di piazzale Adriatico, finiti sotto la piena del Bisagno perché il loro quartierino si trova al di sotto del greto del torrente.
«Qui - raccontano - una famiglia che viveva nelle casette proprio sulla strada è stata sfrattata dal Comune perché ritenuta troppo “povera” e non in grado di sostenere le spese di affitto. Così, da un momento all'altro queste persone si sono trovate in mezzo ad una strada e forse pare che adesso sia stata trovata loro una sistemazione nel quartiere di Quezzi. La loro casa, però, è stata data in tempo zero agli zingari».
«Voglio vedere - dice Morabito - quanto questi pagheranno affitto e bollette. Ma non si capisce perché il Comune tolleri tutto questo». «La speranza - aggiungono le persone - è che visto che il campo nomadi non c'è più, lo chiudano definitivamente». Anche se in realtà in molti non sono per nulla convinti.
«Vedrai - dicono - che i soldi per rifarlo lo troveranno. Ci saranno finanziamenti europei o quant'altro ma è sicuro che per quella gente i soldi ci sanno. I commercianti di via Fereggiano, invece, dovranno sputare sangue prima di poter avere qualche risarcimento!».