Il Comune regala cioccolatini alla Svizzera

(...) aperto il portafoglio della pubblica amministrazione, ma evidentemente allora di soldi ce n’erano in abbondanza (nessuno di ricorderà certo gli stessi strali e i piagnistei in fotocopia rivolti anche l’anno precedente in occasione della presentazione della Finanziaria). Anche perché di spese così il Comune di Genova ne ha fatte in abbondanza. Magari prese una per una non fanno neppure un gran effetto, sono cifre irrisorie. E c’è voluta tutta la pazienza e la tenacia di Giuseppe Murolo, consigliere comunale di An, per andare a scovare durante le vacanze di Natale, tra le 500 pagine del faldone consegnato dall’ufficio economato di Tursi, le voci più incredibili.
«Sì, però messe insieme, quelle spesucce fanno qualcosa come tre milioni e 195mila euro», puntualizza subito Murolo, tanto per far capire che non si può far finta di niente. Anche perché il faldone non raccoglie il bilancio del Comune di Genova, ma tutte quelle spese correnti che si pagano alla cassa, non attraverso capitoli di bilancio riconosciuti ai vari assessorati, ma liquidati dietro semplice presentazione di fattura o scontrino fiscale. E per fare tre milioni e più di euro come si fa? Ad esempio spendendo 205 euro per riparare un tagliacarte. O pagando 58,20 euro la gettoniera per una «Ball vending machine». Ma qui Murolo non ci sta. «Quella mi sembra persino la spesa più giustificata - ironizza pungente -. Una macchina che vende “palle” fa parte dell’attività istituzionale di questa amministrazione». Poi c’è tutta una serie di spese romantiche sulle quali il Comune non può certo essere attaccato. Come i 30 euro per il bouquet di fiori da regalare a Fernanda Pivano i 100 spesi per una «fornitura di mimose». Mentre il consigliere di An sembra troppo rigoroso quando sottolinea con la matita rossa quella fattura pagata per fare un omaggio al Consolato Svizzero. D’accordo erano cioccolatini, ma sono costati solo 23 euro e soprattutto il Comune non ha neppure speso un centesimo per regalare ghiaccio agli eschimesi, né per un carico di sabbia da inviare in Sahara.
Poi ci sono i conti impossibili da non pagare. Poteva il Comune non ordinare una «riproduzione di una lama paleolitica» per la modica cifra di 60 euro? O non dedicare un concerto da 800 euro al terzo centenario della fondazione di San Pietroburgo? A proposito, palazzo Tursi deve aver messo in preventivo, in vista delle ristrettezze economiche cui andrà incontro, anche qualche taglio alle consulenze esterne, visto che ha mandato i suoi dipendenti a fare aggiornamenti professionali di ogni tipo. All’Università Bocconi sono stati pagati 1.100 euro per corsi al personale. Alla voce convengi e seminari per i dirigenti ci sono uscite per 32.814,66 euro. «Ora sicuramente saranno tutti molto più preparati - si augura Murolo -. Così le consulenze d’oro pagate a professionisti esterni potranno essere risparmiate affidando i lavori a dipendenti già a libro paga».
Ma i dipendenti, si sa, hanno un costo. Anche nelle cose che spesso non si vedono e alle quali nessuno pensa. Basta prendere il pagamento effettuato dall’economato per conto di un singolo ufficio operativo, che solo di carta igienica, ha presentato un conto da 744 euro, decisamente un sacco di piani di morbidezza acquistati al di fuori (e in aggiunta) a quelli già rientranti nel normale bilancio di palazzo Tursi. «Una cosa che mi sconvolge sono però i soldi dei cittadini spesi per diritti Siae - fa notare Murolo -. Se si pensa che il Comune non fa di mestiere il promoter di eventi, fa specie veder uscire in un anno 24.846 euro sotto questa voce».
Ce ne sarebbero da raccontare e da riportare di spese strane, a partire dagli oltre 60 viaggi in Italia e soprattutto all’estero per i dipendenti, senza contare quelli degli assessori nelle più disparate mete turistiche e non, con Merella recordman da 22 viaggi in un anno. Ma Murolo proprio non riesce a digerire gli ulteriori 32.838 euro versati per gli stranieri e gli 8.361 spesi per i nomadi. A tranquillizzarlo c’è solo la prospettiva che il Comune ha minacciato di tagliare i costi del sociale. Sennò non potrà più comprare cioccolatini agli svizzeri e tanta, tanta carta igienica.