Il Comune sfida Gavio: «Serravalle va all’asta»

Un incasso da 268 milioni di euro. Ma ora la palla passa al consiglio

Giannino della Frattina

Sindaco e giunta danno il via libera alla vendita della Serravalle, la società dei veleni che gestisce un tratto dell’autostrada per Genova e le tre tangenziali milanesi. Già durante il viaggio istituzionale in Giordania, Israele e Palestina Gabriele Albertini, raggiunto dalla mano di poker organizzata dal re delle autostrade Marcellino Gavio, aveva convocato in tutta fretta una giunta straordinaria. Ieri in serata, dunque, assessori messi davanti a una delibera confezionata rapidamente e il voto. D’accordo Forza Italia e Udc, astenute Alleanza nazionale e Lega. Ma, almeno ad ascoltare i reduci dalla riunione, non c’è nessun giallo. «Siamo assolutamente d’accordo con l’impianto della delibera - assicura per An Giovanni Bozzetti -, ma avevamo semplicemente chiesto ventiquattr’ore per capirci un po’ di più». Quasi fotocopiata la dichiarazione di Diego Sanavio. «Gli otto euro offerti - spiega il rappresentante del Carroccio - valorizzano indubbiamente la quota di minoranza del Comune. La nostra astensione è solo dovuta al fatto che ci vorrebbero tempi tecnici diversi per valutare nel modo giusto l’operazione». Nessun dubbio, invece, per Forza Italia. «Con questa offerta - aggiunge il capodelegazione azzurro Bruno Simini - incasseremo una cifra ragguardevole da reinvestire in importanti opere pubbliche di cui la città ha bisogno».
La delibera, dunque. «Semplicissima - sorride Giorgio Goggi, l’assessore competente -. Vista l’offerta di 8 euro fatta da Marcellino Gavio, la giunta propone al consiglio di mettere all’asta la Serravalle per un valore minimo di 8 euro per azione». Serravalle verrà quindi messa all’asta. E l’offerta di Gavio rappresenta soltanto un prezzo base.
Un 18,6 per cento, dunque, che per Palazzo Marino potrebbe significare un incasso di 268 milioni di euro. Una bella cifra, anche se sarà ancora Gavio a guadagnarci, visto che solo pochi mesi fa per il suo 15 per cento il presidente diessino della provincia Filippo Penati aveva sborsato 8,83 euro di soldi pubblici per azione. Totale 238,4 milioni di euro, con una plusvalenza di 175,6 milioni per Gavio che aveva così ridotto la partecipazione dal 26,98 per cento all’11,98. Manovra denunciata dal sindaco Albertini alla Corte dei conti. Tanto che in molti, nel centrodestra, pensano di essere di fronte a un bluff. A una manovra architettata dal tandem Gavio-Penati per giustificare a posteriori il prezzo pagato dalla Provincia ed evitare una condanna della magistratura. «Il Comune farà l’asta - scandisce bene le parole Goggi -. Poi se Gavio non vorrà partecipare, vorrà dire che il suo era un bluff». Ora la palla passa al consiglio.