Il Comune si vergogna del Genoa

Diego Pistacchi

Per non offendere nessuno, meno che mai i pubblici amministratori genovesi, val la pena citare un noto aforisma, ma solo dopo averlo depurato dalle parole «forti». Resta il fatto che a Tursi non sembrano convinti che è «meglio tacere per lasciare il dubbio di non essere “in torto”, che aprire bocca e togliere ogni dubbio». La vicenda Genoa lo insegna. Mentre sindaci, presidenti di Provincia e di Regione fanno a gara per difendere e aiutare le «loro» società di calcio strangolate da fidejussioni false e debiti fiscali incolmabili, Giuseppe Pericu, Alessandro Repetto e il «genoanissimo» Claudio Burlando mantengono la linea del «riserbo». O del «silenzio assordante», come preferisce chiamarlo il consigliere comunale di An Giuseppe Murolo. Niente. Dalla istituzioni genovesi non è giunta una sola parola di solidarietà nei confronti di Enrico Preziosi, ma neppure della squadra Genoa. Niente. Nonostante dai banchi dell’opposizione fosse arrivato un assist per un gol nei minuti di recupero.
Proprio Murolo aveva chiesto un piccolo segnale di vicinanza «anche solo morale a sostegno di una storica società cittadina e del suo presidente», pur non volendo forzare la mano e comunque «rimettendosi al giudizio della magistratura». Un gesto innocente, che non costa nulla. Ma che non è arrivato. La stessa linea garantista tenuta dalla «classe dirigente della sinistra» ad esempio in favore di «no global, extracomunitari inquisiti e perfino pubblici funzionari indagati», per il Genoa non vale. Fin qui era la scelta del silenzio e del dubbio. Ieri invece è arrivata la scelta di campo del Comune di Genova. Il Genoa e la sua vicenda proprio non interessano ai politici.
È la risposta che si è sentito dare Giuseppe Murolo quando ha chiesto di inserire la questione all’ordine del giorno di un consiglio comunale. La presidenza del consiglio gli ha negato persino il diritto di prendere la parola. «L’iniziativa non è stata accolta - conferma sconsolato e stupito il consigliere di An - in quanto non si è ritenuto utile portare un tale argomento in consiglio comunale, anche se la cronaca cittadina si occupa del caso ormai da settimane, coinvolgendo l’immagine di Genova a livello nazionale».
Considerazioni che non sono state certo fatte in passato quando si è trattato di ricevere le squadre genovesi in pompa magna, per consegnare onorificienze o anche solo per cercare di dare un segnale forte e di vicinanza della città in un momento difficile. Se la città, la provincia, la regione stanno seguendo la vicenda del Genoa con vivo interesse, gli «eletti», quelli che dovrebbero rappresentare i cittadini, mai come in questa situazione fanno a gara a dimostrare come la politica sia lontana dalla gente. Forse val la pena di tranquillizzarli che lo striscione «Preziosi sindaco» che campeggio allo stadio non vuole essere una candidatura contro di loro.