«Comunica male e non fa le riforme»

«Il cambio è necessario e mi stupisce che il presidente del Consiglio dica che non ce n’è bisogno». «Il dibattito sul Partito democratico danneggia il governo»

Mario Sechi

da Roma

«Fase due», «cambio di rotta», «cambio di passo», «accelerazione», «Topolino»... il lessico della maggioranza sta diventando sempre più bizzarro. Urge la consultazione di un politologo per interpretare quel che accade nel centrosinistra. Chiediamo lumi a Gianfranco Pasquino, docente di Scienza Politica all’Università di Bologna e al Bologna Center della Johns Hopkins University.
Pasquino conosce bene gli arcani della politica, è stato infatti senatore dal 1983 al 1992 e dal 1994 al 1996 per la Sinistra Indipendente e per i Progressisti, e il suo ultimo libro - scritto con Riccardo Pelizzo - edito dal Mulino si intitola «Parlamenti Democratici».
Professor Pasquino, dopo sei mesi il governo Prodi è in picchiata nei sondaggi. Lei che impressione ne ha tratto?
«Tanto per cominciare, il gradimento all’ingresso del governo Prodi non era evidentemente molto elevato, visto il poco divario tra la coalizione vincente e quella perdente che, per di più, è anche stato variamente rimesso in discussione e adesso si va al riconteggio. Il problema cruciale è il crollo rilevato da tutti i sondaggi, uso la la parola crollo appositamente, perché non solo il presidente del Consiglio è sceso ben al di sotto del 50 per cento, ma anche il suo governo. Tutto questo è stato accompagnato da un’unica elezione suppletiva, quella del Molise, che ha dato un risultato ottimo alla Casa delle Libertà. Capisco che il test è piccolo, ma anche un test piccolo conta».
Prodi in questo momento ha qualche vantaggio?
«L’unico vantaggio che ha Prodi è che questa è la fase più difficile del suo inizio di mandato, affronta una finanziaria complicata, che doveva fare i conti con i conti malfatti da Tremonti e forse da Berlusconi (se se ne interessava). Il secondo elemento è che un conto sono le insoddisfazioni degli elettori e un conto è lo sfidante. E mi pare che gli sfidanti non siano messi bene perché litigano tra di loro. Finché bisticciano, Prodi può stare tranquillo, ma non così tranquillo come dice lui».
Sono solo errori di comunicazione, «errori tattici» quelli sulla Finanziaria? O c’è di più?
«No, ma figurarsi... uno comunica male perché non ha delle cose buone da comunicare. E se uno comunica bene e le cose sono pessime, noi saremmo abbastanza preoccupati. O mi sbaglio? Certamente Prodi comunica male e ho l’impressione che lo faccia deliberatamente perché pensa di essere genuino, ma sbaglia. La comunicazione è un riflesso del fatto che il messaggio non è brillante».
La maggioranza parla di «Fase 2», Lei cosa ne pensa?
«La Fase 2 è assolutamente inevitabile e mi stupisce che il presidente del Consiglio dica che non ce n’è bisogno. Dopo la Finanziaria bisogna fare alcune riforme strutturali, a cominciare dalla riforma delle pensioni e del mercato del lavoro. Poi sarà bene che il presidente del Consiglio si ricordi che se vuole avere un Paese ricco, bisogna investire nella formazione scolastica e universitaria».
Come può stare in piedi una coalizione come l’Unione?
«Quello che la tiene in piedi è che stanno al governo e se si sfascia vanno all’opposizione. Io non credo per vent’anni, ma certamente per una legislatura. E quindi un minimo di attenzione per il potere, i privilegi, la possibilità di attuare politiche gradite, è qualcosa che li tiene insieme e credo sia legittimo. Ma un conto è stare insieme, un altro è fare le riforme».
Il dibattito sul Partito Democratico ha danneggiato l’azione di governo?
«Sì, perché l’operazione del Partito Democratico è partita male, in maniera verticistica, accelerata per ragioni che non saprei neanche spiegare e prosegue non particolarmente bene perché in realtà non si sa in che modo si approderà a che cosa si approderà. Questo si ripercuote sul governo perché, alla fine, sono i due maggiori partiti che cercano di aggregarsi. La cosa curiosa è che i favorevoli al Partito Democratico richiamano la tradizione di culture riformiste del Paese, io mi permetto di avere dei dubbi sulle grandi culture riformiste comunista e democristiana. E non ci sono per niente l’ambientalismo, che non è tutto dentro i Verdi, e il socialismo, che non può essere tutto nel partito di Boselli ma che nel Paese reale c’è. Se si vuole andare all’incontro delle culture riformiste è meglio fermarsi un attimo e riflettere».
Giochiamo a Nostradamus: il governo Prodi durerà tutta la legislatura?
«Faccio una premessa: benché io non gradisca il termine, perché sono professore di Scienza Politica, sono certamente un politologo e non un astrologo. Nelle condizioni date, ho l’impressione che Prodi, se riuscisse a completare la legislatura, ci riuscirebbe soltanto perché nell’ultima parte della legislatura tutti stanno molto fermi. Ho l’impressione che non sarà facile, in questa situazione, con questa compagine, riuscire a passare indenne attraverso le due fondamentali tappe elettorali: le elezioni europee del 2009 e le elezioni regionali del 2010. Se arrivasse in buone condizioni a quelle elezioni, cioè con l’economia che funziona, forse avrebbe qualche chance in più. Ciò detto però, se dall’altra parte non si mettono d’accordo, non trovano un leader e così via, si può anche vincere per mancanza di meglio».