Il comunismo distrugge anche le zanzare

Il filosofo Vattimo esalta Cuba per la lotta all’insetto che causa l’epidemia «dengue»

Paolo Bertuccio

Nessuna epidemia, al massimo un po' di preoccupazione. Cuba, al centro dell'attenzione internazionale per via dell'emergenza interna dovuta alla «dengue», la febbre virale portata dalla zanzara Aedus Aegypti, trova difensori anche in Liguria: è la sezione di Cogoleto dell'associazione di amicizia Italia-Cuba ad incaricarsi, con un comunicato, di fare scudo al sistema sanitario dell'isola caraibica: «Grazie al pronto intervento del Governo cubano, la presenza del virus è stata riportata su un livello, se così si può dire, fisiologico»; virus che «considerato il tipo di clima e il tasso di umidità è quasi impossibile debellare totalmente». Tutte falsità, quelle sull'epidemia, e la colpa non può essere che degli Stati Uniti, che «hanno stanziato ottanta milioni di dollari al fine di screditare il sistema politico che i cubani hanno scelto». Così si legge nel testo diffuso a margine del primo incontro dal titolo «Cuba e l'America Latina», organizzato dall'associazione italocubana a Finale Ligure che ha visto protagonista e mattatore assoluto Gianni Vattimo, il filosofo del cosiddetto «pensiero debole», che ormai si proclama anarco-comunista e amico personale del lìder màximo. Che la «dengue» infesti l'isola di Fidel Castro o meno, c'è chi non nasconde la propria voglia di Cuba, di Sudamerica e di resistencia contro «l'imperialismo americano». Forse è l'autunno che inizia a farsi sentire, e allora c'è bisogno di scaldare le ossa e magari anche gli animi politici: fatto sta che il regime castrista con al traino i governi di sinistra di Venezuela, Brasile e Argentina può anche diventare un depliant di sogni non solo turistici, ed essere così indicato come un modello alternativo alla nostra democrazia «formale e falsa».
È questa la filosofia di base dell'intervento di Vattimo: «La nostra democrazia fa acqua da tutte le parti. Siamo una depéndance degli Stati Uniti, e per questo dovremmo prendere esempio da Cuba, orgogliosamente libera dall'imperialismo americano». Vattimo, che in passato ha teorizzato amenità come il suicidio socialmente utile («Sei disperato e vuoi ucciderti? Imbottisciti di tritolo e vai a trovare Berlusconi o Bush»), ricorda commosso il suo incontro con Castro: «L'ho abbracciato e gli ho stretto il viso tra le mani: ero proprio lui, l'ultimo monumento vivente del Novecento». «Vivo un processo inverso rispetto a quello della sinistra italiana: anziché allontanarmi dal comunismo, sono comunista ogni giorno di più». Così il filosofo torinese spiega il proprio disamore per il sistema politico europeo e americano, e si spinge oltre quando spiega che «la nostra democrazia non si può più definire tale: manca totalmente di partecipazione popolare, che invece ci sarebbe con la presenza di organismi popolari come i soviet. Sì, io sostengo un modello sovietico, che trova una valida imitazione proprio a Cuba, con consigli di quartiere autenticamente democratici». Certo, l'Avana non è il paradiso e non è del tutto esente da colpe, ma si può davvero mettere in discussione, si chiede Vattimo, Fidel Castro per via delle sue persecuzioni politiche «con tutti i tentativi di assassinio che ha subìto e continua a subire? Casomai la Cina è un regime davvero pericoloso e disumano, in questo senso». L'invito dell'intellettuale è a «resistere alla falsa democrazia che ci viene imposta, così come il popolo cubano, che ormai è uno dei pochi popoli a conoscere ancora quella passione politica che noi e i nostri partiti abbiamo ormai smarrito». L'asse Savona-Avana non si ferma qui. Per il 18 ottobre prossimo a Vado è previsto un altro incontro sempre sul tema dei rapporti tra Cuba e l'America del sud. In quest'occasione è però prevista anche una cena autenticamente revoluccionera a sottoscrizione. Non si vive di sola resistenza.