Il "comunista tranquillo"» ora deve fare i conti con una squadra di ultrà

Pisapia e partiti già alle prese con i nomi del toto-giunta e i numeri dicono che la componente radicale è decisiva

Ha invocato la «forza tranquilla» per cambiare Milano, ma la coalizione che si prepara a sostenere Giuliano Pisapia non si preannuncia poi così calma. Le grandi manovre per la giunta sono già iniziate, e non potranno non risentire degli equilibri del Consiglio comunale, in cui le componenti più radicali della coalizione giocano un ruolo decisivo.
Il mite avvocato ha promesso un governo in rosa al 50%, così come rosa sarà la metà delle poltrone delle partecipate. Potrebbe portare la gonna anche il vicesindaco: in pole per la seconda poltrona più importante della città l’ex Pci, assessore ai tempi della giunta Pillitteri e ora senatrice del Pd Marilena Adamo: dal partito assicurano che la senatrice sarebbe disponibile a lasciare il seggio romano per tornare ad occuparsi della sua città. Secondo i rumors però a insediare la poltrona ci sarebbero Patrizia Toia, ex dc, prima donna assessore in Regione, oggi europarlamentare del Pd e Stefano Boeri, archistar e grande sconfitto delle primarie di novembre. Competenze, conoscenza del territorio e della macchina comunale, no ai doppi incarichi i requisiti disegnati dal neo sindaco, che pretende di essere super partes e al di fuori delle logiche di partito, per assegnare gli incarichi. Gode di grande stima Maria Grazia Guida, direttrice della casa della carità di don Colmegna, grande sponsor del voto cattolico a favore dell’avvocato, per lei si parla dell’assessorato alle politiche sociali. Contesa tra Pd e Sel invece la poltrona alla Cultura: dal Pd, cui spettano comunque 6 assessorati oltre alla poltrona del vicesindaco - gli altri andranno a Sel (1), Rifondazione (1), 2 scelti dal sindaco e 1 al «Gruppo 51» di Bassetti - si spinge per Pierfrancesco Majorino, dall’altra si parla di Daniela Benelli - questione di competenze - assessore provinciale alla Cultura nell’ex giunta Penati. Nel partito la capolista Benelli non sarebbe considerata abbastanza radicale per occupare l’unico assessorato in «quota». Premiata dalle preferenze (2.534) anche Carmela Rozza, consigliera uscente esperta di casa grazie anche alla militanza decennale nel Sunia.
Così fa discutere anche la delega che potrebbe avere Stefano Boeri, sconfitto alle primarie, ha consumato la sua rivincita con l’en plein di voti (12.861): in base al criterio delle competenze la naturale poltrona per lui sarebbe quella di assessore all’Urbanistica, su cui ha messo gli occhi anche Sel. E se Basilio Rizzo, capolista di Sinistra per Pisapia con oltre 2mila preferenze solleva il problema del conflitto di interessi - «meglio per lui una delega all’Expo» - per mascherare l’avversione per il moderatismo dell’architetto. Per Rizzo, storico consigliere comunale e uomo dall’indiscusso rigore, si parla della presidenza del consiglio, carica di prestigio, ma «leggera» e poco «ingombrante». Una poltrona su cui potrebbe tornare a sedere Manfredi Palmeri, candidato sindaco del Terzo Polo, unico della coalizione ad aver preso abbastanza voti (36502 preferenze) per entrare nel parlamentino. E se nelle zone Pispaia può contare su 6 presidenze del Pd, 1 a Sel, 1 a lista sinistra per Pisapia e 1 all’Idv, più sbilanciato sull’estrema sinistra il consiglio: su 28 seggi - 48 scranni in totale - 20 andranno al Pd, 5 alla sinistra radicale, di cui 3 ai vendoliani e 2 a Rifondazione, cui si aggiungono 2 della lista Milano Civica per Pisapia, 1 all’Idv e 1 ai Radicali di Marco Cappato che annuncia già battaglia al grido di «no agli inciuci».