Comunisti contro comunisti: «Meglio Capurro che la destra»

Paola Setti

Ma i comunisti con chi stanno? Definiamo l’esser comunista, direte voi. Una parola. Ci sono quelli di Rifondazione, che ce l’hanno con il sindaco di Rapallo Armando Ezio Capurro. E ci sono quelli che da Rifondazione sono usciti, che ce l’hanno con Rifondazione perché ce l’ha con il sindaco. Un garbuglio che, ormai da queste parti si comunica solo così, è finito nero su bianco su volantini in giro per la città. I primi a cominciare sono stati quelli del partito comunista dei lavoratori, chi non sa che cosa sia è solo perché non ricorda di quando Marco Ferrando il leader della sinistra interna del Prc se ne andò in dissenso con la linea per lui troppo destrorsa del partito. Titolo: «Capurro, vittima o carnefice?». Tema: ma era proprio necessario decidere di sfiduciare il sindaco in una città dove il centrodestra è in vantaggio, e dove centrodestra, scrive il Pcl, significa «restaurazione del vecchio potere clientelare neodemocristiano incarnato dalla ex giunta Bagnasco?».
Roberto Bagnasco fa spallucce: «Mia moglie se n’è andata un mese perché non ne può più di questi attacchi, ma io devo restare. Se querelassi tutti non farei più altro», in fondo c’è chi ha volantinato frasi peggiori nei suoi riguardi. Riccardo Cecconi di Rifondazione invece s’è infuriato: «Noi non sfiduciamo Capurro per favorire il centrodestra, ma per vincere le prossime elezioni». Ecco a proposito, chi vince? Io, dice Capurro. Macché, tuonava ieri il Gabbiano, il movimento politico che fece vincere il sindaco e poi lo abbandonò «perché voleva cancellarci dalla faccia di Rapallo». «Capurro non arriva al 9 per cento» giura Roberto Tosi il presidente, era il vicesindaco, lasciò che il sindaco lo cacciasse «perché in cambio mi chiese di sollevare Francesco Errico dall’incarico capogruppo in Comune».
E allora chi vince? «Noi staremo con chi vince, perché siamo l’ago della bilancia» dice Tosi, ma dove penderà, l’ago, non lo svela, forse ancora non lo sa. Ieri quelli del Gabbiano hanno tagliato e cucito due anni di Capurro sindaco, lui che «snobba i cittadini compresi quelli che lo hanno votato», il suo programma elettorale «completamente disatteso, non un solo punto è stato realizzato», e poi quell’atteggiamento manageriale «ma il Comune non è un’impresa». Dicono che il sindaco continua a mandare «emissari» che offrono assessorati e nomine in cambio di sostegno nella seduta del consiglio comunale del 4 ottobre, quella convocata per votare la sfiducia. Scandiscono che «nessuno cederà, ormai il processo è irreversibile». Aveva detto Capurro che la sua amministrazione sarebbe stata così trasparente che il palazzo del comune sarebbe parso di vetro: «Ecco questo punto l’ha realizzato: il palazzo è andato in frantumi».