La comunità ebraica: «Meglio niente simboli»

Amos Luzzatto: «Noi rispettiamo il popolo cristiano. Ma la presenza divina nelle scuole dovrebbe parlare a tutte le fedi». Adel Smith: «Una dichiarazione da rispedire al mittente con nota di protesta»

Raccoglie plausi e critiche l’omelia di Papa Ratzinger sull’importanza della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche. Tra questi, il commento del presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto, convinto che la presenza divina nei luoghi pubblici frequentati in una società pluralista da credenti di fedi diverse, ma anche non fedeli, «dovrebbe essere riconosciuta in forme che parlino direttamente a tutti coloro, di qualsiasi credo, che hanno diritto di cittadinanza nel paese. Al limite nessuna». «Il crocifisso - ha aggiunto Luzzatto - è un simbolo divino che è esposto da gran parte del mondo cristiano e che noi, ovviamente, rispettiamo per quanto riguarda la fede cristiana stessa».
Decisamente più critico Adel Smith, presidente dell’Unione Musulmani d’Italia, già protagonista più volta di polemiche sulla legittimità del crocifisso nelle aule scolastiche: «Una dichiarazione tale, - ha affermato - se fatta a uno Stato e a un governo più seri, sarebbe stata rispedita al mittente con una nota di protesta». Diversa invece la reazione dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche italiane, che aveva già preso le distanze dall’Unione musulmani nei mesi caldi della polemica sollevata da Adel Smith, che secondo l’Ucoii non rappresenta altri che lo stesso Smith. Una posizione ribadita ieri, per bocca del presidente Mohamed Nour Dachan: «È una cosa fra la Chiesa e lo Stato italiano, non ci riguarda come comunità islamica». Non è affatto stupito, invece, Riccardo Di Segni, il Rabbino Capo di Roma: «Quella del Papa non è una posizione nuova - spiega Di Segni- e quindi non c’è bisogno di accendere nuove polemiche. Noi abbiamo posizioni diverse: per la Chiesa cattolica il crocifisso è un segno di Dio, per noi, invece, Dio è sostanzialmente invisibile. Siamo su posizioni radicalmente diverse».