Comunità Giovanile sui passi di Giovanni Blini

Viaggio tra i ragazzi di Comunità Giovanile, l'associazione di Busto Arsizio nata nel
1989 sulle orme di Giovanni Blini, scomparso nel 1990 in un
incidente stradale. Sabato sarà ricordato al museo del Tessile

Varese - Ora sono padri e madri, hanno mutuo e lavoro. E di sicuro ognuno di loro ha ancora, in qualche vecchio cassetto, un volantino della Festa alla colonia elioterapica, un articolo ingiallito della Prealpina che racconta della raccolta di viveri per la Croazi. E una foto di Giovanni Blini.

Ma chi sono questi ragazzi? E chi è Giovanni Blini? Loro sono la prima generazione di Comunità Giovanile, l'associazione di Busto Arsizio (Varese) nata nel 1989. Lui è l'ideatore dell'aggregazione, scomparso nel 1990 in un incidente stradale. L'eredità che ha lasciato è stata talmente grande ed è tuttora talmente viva che gli amici hanno deciso di ricordarlo in un incontro pubblico organizzato per sabato 26 febbraio al museo del Tessile di Busto. Già, dopo vent'anni. Perché Giovanni ebbe l'intuizione di "saltare gli steccati", come diceva lui. Cioè di lasciar perdere partiti e finanziamenti comunali, ma di creare qualcosa di nuovo, senza sponsor: un centro culturale giovanile dove i ragazzi si potessero radunare e confrontare liberamente, senza preconcetti. E fu così, a dimostrazione che il pensiero è più efficace quando è slegato dalle bandiere politiche.

Comunità Giovanile nacque negli anni in cui tanti giovani portavano ancora addosso i segni dell'eroina, in cui sembrava non esseci alternativa ai Paninari e alle compagnie stazionarie del centro. Rappresentò "ciò che mancava": un modo diverso di stare insieme, senza dubbio più costruttivo. In tanti raccolsero la sfida. Così cominciò la storia del gruppo: con la battaglia contro la droga assieme a Vincenzo Muccioli, con le ripetizioni gratuite per gli studenti delle superiori, con le attività sportive, il volontariato, la Festa estiva aperta a tutta la città, i dibattiti sulla guerra della ex Jugoslavia, l'Afghanistan, la questione tibetana. O ancora, i concorsi fotografici, i cineforum e Bustok, la rassegna musicale di giovani band.

A portare avanti l'idea di Giovanni sono stati la sua famiglia e gli amici. Ora proseguono ragazzi che nemmeno lo hanno conosciuto ma che continuano con forza a dare forma al suo sogno. Per questo il nome di Blini è ancora tanto presente.

E pensare che per qualcuno, a Busto Arsizio, è ancora un nome scomodo.

Da poco in città è nata una fondazione culturale a lui intitolata, ma il progetto stenta a decollare, anche per colpa dei pregiudizi legati alla figura di Giovanni, considerato da molti "troppo di destra". È vero, in tasca aveva la tessera del Fronte della Gioventù ma, come dicono spesso i suoi amici, "ascoltava Battiato e Guccini". Insomma, era stato proprio lui a voler superare i limiti del movimento politico e a lui si deve la nascita di un'associazione apartitica che vive da oltre 20 anni. Cosa non di poco, soprattutto in una realtà provinciale. Con la fondazione Blini, come si legge nello statuto, si vogliono promuovere attività culturali, arti figurative, spettacoli, musica e cultura. Che non sono né di destra né di sinistra.