Comunità montane, spreco infinito

Le comunità montane, enti locali costituiti tra comuni montani e parzialmente tali, nel Lazio sono ben ventidue e avrebbero il compito di salvaguardare e tutelare il territorio, con particolare riguardo alla difesa dell’ambiente, offrendo servizi efficienti ai cittadini. Ma in questo caso il condizionale è d’obbligo. Infatti, sebbene nati per questi scopi, da organi sovracomunali si sono trasformati in sovrastrutture burocratiche, con delle competenze che normalmente spettano ai comuni singoli o associati. La conseguenza? Uno sperpero di denaro pubblico che grava sulle tasche degli utenti. Ragioni per le quali, la proposta di legge presentata, ieri, presso la sede di Alleanza nazionale dal gruppo regionale del Popolo della libertà, ha come obiettivo la soppressione delle comunità montane, al fine di restituire la centralità ai comuni, favorendone l’associazionismo. È Francesco Lollobrigida, presidente provinciale di An, a sbugiardare l’ennesimo bluff sul taglio ai costi della politica della giunta Marrazzo, a conferma che la recente proposta di legge del governatore sul riordino degli enti montani è solo un palliativo per la risoluzione del problema. «La proposta di legge della giunta regionale prevede l’abolizione di otto comunità, ma ne resterebbero comunque quattordici. In realtà, è solo un éscamotage per non fare entrare in vigore, dal primo luglio, la riforma che l’ex ministro Lanzillotta fece inserire nella finanziaria 2008, approvata dal governo Prodi. Che ipotizza, invece, la chiusura di ben tredici comunità montane, lasciandone attive solo nove».
Il bilancio del risparmio previsto con la soppressione delle comunità montane viene stilato da Antonio Cicchetti, presidente del gruppo di An in consiglio regionale, che compara la proposta di legge della giunta regionale, quella del Pdl, e l’ipotesi Lanzillotta: «L’obiettivo è il contenimento della spesa pubblica, aggravata dalle numerose assunzioni (51 consiglieri e 7 assessori nella XII comunità montana Ernici, che conta 92.205 abitanti e addirittura 93 consiglieri e 8 assessori per i 36.147 abitanti della X Aniene). Nel dettaglio - prosegue Cicchetti - la riduzione dei costi nel caso dell’approvazione della proposta di legge della giunta Marrazzo è pari a 5.817.138,25 euro, con la riforma Lanzillotta si arriva a 7.712.664,6 e con la totale abolizione delle 22 comunità montane, proposta dal Pdl, il risparmio derivante ammonta a 11.501.483,18». Parla di «gestione di potere e casta della sinistra» Donato Robilotta, capogruppo regionale dei Socialisti riformisti: «L’abrogazione delle comunità montane è necessaria per disboscare una serie di enti intermedi territoriali che non hanno competenze e restituire la possibilità ai comuni di associarsi su base volontaria. Al contrario, in base al divieto per i comuni di appartenere contemporaneamente a una comunità montana o a un’unione di comuni - spiega - la riforma di Marrazzo riduce le associazioni municipali nate da una libera scelta, in favore proprio degli organi sovracomunali imposti dalla Regione».