In concerto il De André di Catania

Simone Mercurio

Esistono i cantanti ed esistono gli artisti. Artisti, le cui opere sono poesie in forma di ballate, che si possono ascoltare all’infinito, tanto è il fascino che emanano. Pezzi, brani che cantano i sentimenti ma vanno aldilà, fermandosi a scrutare con rispettosa attenzione tutto ciò che lo circonda. Uno di questi artisti delle sette note è certamente il cantautore catanese Cesare Basile, questa sera al Circolo degli Artisti di via Casilina Vecchia, dalle 22, per presentare Hellequin Song, il suo quinto album solista, il manifesto chiaro e limpido di una delle più belle evoluzioni di quella che abitualmente, a torto, viene definita «nuova musica italiana». Potrebbe cimentarsi con successo anche come narratore il cantautore siciliano. Cantore delle anime erranti con un bagaglio culturale che parte da De André (soprattutto quello funereo di Non al denaro, non all’amore né al cielo) e arriva a Nick Cave passando per Michael Gira e Guy Kyser, la carriera musicale di Basile è partita negli anni Ottanta come cantante di band che utilizzavano la lingua inglese per comunicare. Negli anni ha intrapreso un percorso di studio sulla lingua italiana, che lo ha portato ad essere una delle migliori e più interessanti penne che il nostro paese possa vantare di avere. Musica d'autore con la A maiuscola, dunque. Hellequin Song, il nuovo album di Cesare Basile, è un progetto musical-letterario che ci parla di Arlecchino nel titolo ma ha testi e musiche decisamente introspettive e blues, più che allegre e vicine al clima di festa. Un album affascinante, specie per chi ama la musica d'autore, dove la poesia trova spazio all'interno di testi mai banali il tutto raccontato in un'ambientazione sonora adeguata. La carriera musicale di Basile nasce a Catania per proseguire, errante tra Roma e Berlino. Fonda e fa parte di diversi gruppi come «I Candida Lilith »(1987) o i romani «Kim Squad» con i quali gira l’Europa. Nel ’94 incide il suo primo disco solista La Pelle definito dalla critica come uno dei migliori dischi d’esordio di quell’anno. Arrivano di seguito Stereoscope (1998), Closet Meraviglia (2000). Nel 2003, con Gran Cavalera Elettrica arriva la collaborazione con John Parish, produttore fra gli altri di artisti come P.J. Harvey e Tracy Chapman.