«Concerto fotogramma», Piovani sposa suoni e cinema

Esce il cofanetto contenente lo spettacolo con le composizioni di La notte di San Lorenzo, La vita è bella, La stanza del figlio

Massimiliano Lussana

La scommessa sembrava folle. Replicare in concerto le emozioni delle colonne sonore senza proiettare nemmeno uno spezzone dei film, una virgola di pellicola, un fermo immagine sugli attori, un fotogramma. Be’, ecco, un fotogramma, quello sì: mentre Nicola Piovani accarezzava i tasti del suo pianoforte su uno schermo scorrevano le diapositive con tre-quattro fotogrammi per film, mai oltre la modica quantità. Il che, nell’era dell’immagine, sembrava quasi un ritorno al mondo della radio, dei fotoromanzi, del color seppia. La scommessa sembrava folle, ma funzionò e continuò a funzionare. Ogni volta che Nicola Piovani porta il suo Concerto fotogramma in tour, i teatri fanno registrare lunghe litanie di «tutto esaurito».
Ora, se possibile, la scommessa è ancor più folle. Perché la staticità di quei fotogrammi esce dai teatri - dove almeno vedevi le dita di Piovani correre sulla tastiera e, in qualche passaggio, i cantanti alternarsi sul palco - per diventare ancor più statica, potenzialmente più fredda. Concerto fotogramma diventa un dvd e un libro (che racconta la genesi dello spettacolo e, in generale, la genesi delle colonne sonore) per la Bur, collana senzafiltro. E invece. Concerto fotogramma non è statico nemmeno trasportato di peso fuori dai teatri. Se il libro aggiunge poco al lavoro di Piovani, se non qualche gustoso aneddoto sulla nascita di alcune delle musiche, dallo schermo e soprattutto dagli amplificatori della televisione esce un pezzo della storia del cinema italiano: c’è l’epica inquieta e ansiogena delle musiche scritte per i fratelli Taviani, con l’incalzare prima dolcissimo e poi drammatico de La notte di San Lorenzo e Good Morning Babilonia; c’è l’ultimo Fellini, dove la trama dei film lascia completamente il campo all’impatto visivo e Piovani non può far altro che contrappuntare i sogni di Federico; ci sono, soprattutto, le emozioni sulle musiche di Piovani per Nanni Moretti e per Roberto Benigni. L’autore di Pinocchio nel libro racconta che durante l’esecuzione di Concerto fotogramma gli veniva voglia di saltare addosso a Piovani e baciarselo tutto. Alla Benigni, insomma. E sembra la classica esagerazione benignesca. Invece, anche qui, riascoltare (e rivedere) i fotogrammi di La stanza del figlio o di La vita è bella fa letteralmente commuovere. Come e più che vedere i film. A teatro, spesso, mi è capitato di vedere persone in lacrime che piangevano e non se ne vergognavano affatto. E le note sostituiscono quello che il libro non dice, quello che i fotogrammi non fanno vedere, quello che il video paga allo spettacolo in teatro. Sembrava una follia. Sembrava.