Concerto giudiziario

E se qualcuno fosse stato in pensiero, ora può stare tranquillo. Sulla storia delle banche siamo arrivati anche alle intercettazioni, naturalmente fatte filtrare ad arte fuori dai palazzi di giustizia. Si dirà che il Gianpiero Fiorani è un indagato e che dunque sono intercettazioni legittime. Ma tra tutte, fior da fiore, hanno beccato proprio quelle con il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio.
La cronaca. Bella dura e cruda. Nella notte tra venerdì e sabato scorsi, a mezzanotte, la Consob congela i voti di Antonveneta e Fiorani, quindi, avantieri, lunedì, non avendo i voti non va alla Assemblea della banca che quindi sarebbe stata convocata oggi, in seconda convocazione. Ma non si fa in tempo perché ieri, martedì, un giorno prima, come un orologio svizzero, la Guardia di finanza sequestra il 40 per cento delle azioni, cioè del capitale di Antonveneta. Queste azioni sono di proprietà di un gruppo di persone che, secondo la magistratura, avrebbero agito di concerto, sarebbero «concertisti» e, quindi, fuori dalla legge.
Non basta. Sempre lunedì «escono le intercettazioni», cioè qualcuno decide che in quel giorno è il momento «giusto» per farle uscire.
Tutto vero? Tutto sacrosanto? Vedremo. Siamo abituati ormai a talmente tanti «al lupo, al lupo» che ci permettiamo, se ci è consentito, di voler aspettare prima di giudicare.
Non occorre essere appassionati di gialli per provare una certa voglia di concatenare i fatti. E non occorre, soprattutto, in Italia dove di operazioni fatte ad orologeria ne abbiamo viste tante e in svariate occasioni.
Anche non essendo particolari sostenitori del Governatore, pur non nutrendo per lui particolare simpatia, pur volendo discutere scelte fatte per la «difesa» del sistema del credito italiano, pur questo e pur quello, ci dovrebbero spiegare che bisogno c’era di fare uscire le intercettazioni che lo riguardano. Non sarebbe stato consigliabile per un puro senso delle Istituzioni attendere che le cose fossero un tantino più chiare e evitare ancora una volta di farci male da soli facendo male all’immagine del nostro Paese?
Badate bene, non c’entra nulla l’autonomia della magistratura, l’indipendenza dei giudici, le buone intenzioni dei pubblici ministeri, la divisione dei poteri e altro del genere. Siamo molto prima e molto più in basso, se volete: siamo al buon senso, al senso del buon padre di famiglia, all’utilizzo del senso comune che dovrebbe dire che, in questo momento, se non si è di fronte a qualcosa di certo, di provato e controprovato, sarebbe consigliabile non sfregiare in anticipo, con attacchi preventivi, l’immagine di una Istituzione che all’estero, almeno fino ad ora, è stata rispettata.
Non si è d’accordo con Fazio e con la sua politica? Bene, si discuta di tutto questo nelle sedi adeguate: quelle politiche, quelle economiche, quelle della pubblica opinione ma, sempre, contrapponendo idee ad idee, possibilmente. Non idee ad intercettazioni fatte uscire ad arte. Così, in questo Paese, non si va da nessuna parte. E non si rimane neanche dove siamo arrivati. Si torna indietro. E Dio solo sa quanto non ne abbiamo di bisogno.
Perché, tra l’altro, tra i detentori delle azioni sequestrate ci sono anche i soliti Ricucci e Coppola. Lasciamo perdere Gnutti e i Lonati. Sui primi due si è scatenata una guerra perché ritenuti non all’altezza di sedere ai tavoli dei salotti buoni. Si è disquisito anche sul taglio dei capelli che, notoriamente, in tutti i trattati di economia ha una parte rilevante nei capitoli dedicati alla «teoria dell’imprenditore». Quando si deve demonizzare qualcuno, tutto fa brodo. Spesso ci sono sfuggite le ragioni di tanto accanimento. A volte si è stati portati anche a pensare che in quei salotti, se uno ha i soldi veri, quelli liquidi, non ci debba entrare. Sia troppo vile, plebeo, indegno. Vedete voi.
Sempre per gli amanti del giallo: e se tutto si legasse?