Concerto di protesta alla Scala Dario Fo in «assolo» elettorale

Contro i tagli alla cultura un corteo anche davanti al Piccolo: striscioni, slogan e il fantoccio di San Precario

Pamela Dell’Orto

La Scala fa il tutto esaurito: la gente continua ad arrivare anche se i posti liberi si contano sulle dita di una mano. Sono le 16 di un tranquillo sabato pomeriggio e oggi (ieri per chi legge ndr) si tiene il concerto straordinario per la cultura. È la protesta della Scala contro i tagli della Finanziaria al fondo unico per lo spettacolo.
Il pubblico è già seduto - fra gli altri anche il sovrintendente Stephan Lissner -, coro e orchestra sono già al loro posto, manca solo Arild Remmereit, il direttore norvegese che come tutti i musicisti oggi si esibisce senza percepire un euro di stipendio. Con un’uscita trionfale, lo precede Dario Fo.
Spettatori in estasi, applausi, urla di consenso, tutti in piedi. Il premio Nobel, nerovestito dalla testa ai piedi, inizia a parlare (e in sala cala un religioso silenzio): «Sono qui per dare il mio appoggio e la mia solidarietà profonda perché sento che questa situazione di lotta ci indigna». Il tono si accende: «Qui non si tratta di togliere denaro a un monumento mondiale come la Scala. Qui si porta via la possibilità di crescere del teatro, della musica, della danza, si schiacciano il pensiero, la fantasia, la creatività, senza le quali un popolo è un popolo spento». Il Premio Nobel si congeda («Mi aspetta la manifestazione degli studenti») fra gli applausi, e dalla galleria una ragazza urla: «Dario Fo sindaco!» (sottolinea poi Nicola Cimmino della Cgil Scala che non è stato un intervento «da candidato sindaco»).
Arriva Remmereit e inizia il concerto. Apre la Settima di Beethoven, segue un brano dalla Madama Butterfly di Puccini, Patria oppressa dal Macbeth di Verdi e Va’ pensiero dal Nabucco (bis a grande richiesta). Nei momenti di pausa, lunghissimi applausi (il concerto è davvero bello e ben eseguito), il pubblico che getta fiori verso la buca dell’orchestra. Qualcuno dalla sala urla «Viva la Scala» e «Viva Lissner».
Stessa ora, davanti al Piccolo: i rappresentanti di teatri e compagnie teatrali milanesi si sono dati appuntamento per un altro presidio contro i tagli alla cultura. si legge un brano da Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, si intona un canto di Giovanna Marini su Pasolini. Il corteo si muove attraverso il centro e si ferma in piazza Scala. Ci sono attori, attrici, tecnici, costumisti, ma anche i precari della moda. Qualcuno porta sulla schiena il nome di un personaggio di commedie o tragedie conosciute (Giulietta, Medea, Ettore, persino Pulcinella). C’è il fantoccio di San Precario. Poi arriva la Morte, sui trampoli, tutta nera e sul petto un cartello con scritto: «Finanziaria». «I tagli penalizzano noi piccole compagnie che riceviamo finanziamenti dal ministero o dagli Enti locali», - dicono Michela Cavaterr e Pilar Perez, organizzatrice e attrice della compagnia Atir, che sperano che per il 25 novembre, giorno di sciopero generale in cui i lavoratori dello spettacolo scenderanno di nuovo in campo, tutto si possa sistemare. Altrimenti, si manifesterà anche a Sant’Ambrogio, il 7 dicembre, quando alla Scala andrà in scena la tradizionale prima.