Con il Concerto per violino torna un Britten poco noto

Il Concerto per violino anno 1941 di Benjamin Britten non è mai entrato in repertorio. Lo si ascolta ogni tanto (anche alla Scala, ben sette anni fa, con un solista illuminato quale Frank Peter Zimmermann) ma resta sempre un’eccezione. Perché? Perché del Concerto questo lavoro notevole ha solo la scorza: la divisione in tre movimenti Veloce-Lento-Veloce e un paio di cadenze, ossia di momenti dove il violino solo mostra la sua bravura. Anche le cadenze, però, sono tutto fuorché brillanti perché fanno parte del discorso compositivo. Che è ondivago, sfuggente, come privo di centro: novecentesco appunto e pertanto poco invitante per il grande pubblico. Come la manna ecco dunque, a basso prezzo e in un’edizione (1989) lodatissima, la lettura del Concerto con la britannica, naturalizzata americana (Juilliard School, presentazione di Stern, classe della compianta Delay) Lorraine McAslan. Più il bonus dellla colorata Canadian Carnival Overture (la English Chamber Orchestra, complesso sopraffino, è diretta da Steuart Bedford). Quanto alla Lorraine, gusto e perizia tecnica, affondo lirico e asperità sono una meraviglia.

Concerto per violino di Benjamin Britten (Naxos)