Concessioni, «salta» il tetto del 5%

Verso l’abolizione del limite nei diritti di voto dei costruttori. Scontro tra Palenzona (Aiscat) e governo

da Roma

Il governo fa un passo indietro in vista di un possibile no di Bruxelles: a pochi giorni dal varo della Finanziaria si apre così il confronto per correggere le nuove regole sulle concessioni autostradali introdotte dal decreto fiscale che accompagna la manovra. In particolare sparirà il limite del 5% posto al diritto di voto per i soci costruttori. Come per il no alla fusione tra la società Autostrade e il gruppo spagnolo Abertis, anche in questo caso il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, titolare del dossier, difende l’impianto delle norme pur garantendo la disponibilità a migliorare il testo, mentre la titolare dei Rapporti con Bruxelles, il ministro Emma Bonino, rileva il rischio di una mancanza di coerenza con le norme comunitarie e prende atto «con soddisfazione del fatto che il decreto verrà riscritto».
Intanto è durissima la posizione dell’Associazione delle società titolari di concessioni autostradali: l’intervento del governo, dice il presidente dell’Aiscat, Fabrizio Palenzona, rappresenta «una modifica unilaterale che lede la certezza dei contratti tra società private e lo Stato» e può portare «al blocco di ogni nuova iniziativa non ancora contrattualizzata», fermando opere per 16-20 miliardi. «Reagiremo in tutte le sedi opportune, a partire dal Parlamanto».
La decisione del governo di rivedere il testo è trapelata dopo un vertice politico a Palazzo Chigi, con il premier Romano Prodi, i ministri Di Pietro e Bonino, e il titolare dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Il ministro delle Infrastrutture rimane però convinto della bontà del suo disegno: «Se qualcuno ci convince che questo provvedimento può essere migliorato, ponti d’oro... ».
Le tensioni interne all’esecutivo sono testimoniate anche dal nulla di fatto con cui si è risolta la riunione tecnica convocata ieri pomeriggio per mettere nero su bianco le direttive decise durante quella politica del mattino. Anche se l’orientamento sembra rimanere quello volto alla cancellazione del limite del 5%, non è stata presa alcuna decisione in attesa di una riunione che si potrebbe tenere nei prossimi giorni, forse già oggi, impegni governativi permettendo.
Palenzona sottolinea «l’amara meraviglia» per una riforma imposta «per decreto mentre c’era un tavolo aperto e una piena disponibilità al confronto. Ci viene detto: se accetti queste nuove regole bene, altrimenti le concessioni vengono revocate». «Il decreto del governo - precisa l’amministratore delegato di Autostrade, Giovanni Castellucci - non ha un rapporto diretto con la fusione tra noi e Abertis, ma certamente non è ininfluente. Un Paese che non riesce a stabilire regole certe e mantenerle nel tempo certamente non è attrattivo per investitori e azionisti».