«Un concetto da ripensare nell’era della globalizzazione»

Roberto Gualtieri, la democrazia è più nel Dna della sinistra o della destra?
«Penso che la democrazia non sia né di sinistra né di destra. È invece risultato della capacità di regolare, in modo condiviso, la dialettica tra forze politiche, economiche e sociali diverse. In questo senso la democrazia non è prerogativa esclusiva di nessuno. Non sono d’accordo con la tesi per cui la democrazia è un prodotto tout court della sinistra».
Il rapporto tra sinistra e democrazia?
«Se usiamo la parola sinistra invece che “socialismo” o “riformismo”, siamo già dentro il terreno della democrazia parlamentare, perché la sinistra esiste come tale in quanto esiste una destra. Il concetto di socialismo invece attiene principalmente a un elemento di redistribuzione della ricchezza che, come tale, non ha un contenuto necessariamente democratico, se per democrazia intendiamo il modello liberal-democratico parlamentare».
C’è insomma un’idea di democrazia, propria della sinistra, che non coincide con quella che tutti oggi intendiamo.
«Molte sue componenti hanno inseguito modelli democratici che oggi con i nostri parametri non definiremmo così. Si chiamavano democrazie popolari anche i regimi dell’Est. C’è sicuramente nella sinistra un filone, che ha origini giacobine, per cui la democrazia è il governo del popolo, differente rispetto all’idea liberal-democratica. Ma credo sia più utile, per capire il rapporto tra sinistra vera e propria e democrazia, tracciare i contributi storici della sinistra alla democrazia liberale, che sono enormi».
Quali sono i principali?
«La sinistra ha contribuito in modo rilevante a organizzare i ceti subalterni, quando le forze cosiddette democratiche non erano così favorevoli a questo processo. Ha contribuito all’affermazione dei diritti civili e politici, è stata la sinistra in prima linea a chiedere il suffragio universale. Il contenuto sociale della nostra idea di democrazia è senz’altro un merito storico della sinistra. Ma alla fine il risultato non è mai coinciso con il pensiero di nessuno, perché la democrazia è un processo storico, non è un prodotto dei costituzionalisti ma della dialettica tra spinte e controspinte».
E il contributo della destra alla democrazia liberale?
«Intanto, bisogna vedere cosa si intende per destra. Se ci riferiamo alla destra storica in Italia, è stata quella che ha dato all’Italia la prima costituzione liberale. Se invece pensiamo alla destra nell’età repubblicana il giudizio è diverso. Bisogna fare lo sforzo di non far coincidere la destra con il Msi, e parlare invece di forze conservatrici, anche se il paradosso dell’Italia repubblicana è che in un partito centrale come la Dc destra e sinistra (o meglio conservatori e progressisti) convivevano. Pensando alla destra come conservazione, e più precisamente come “anticomunismo democratico”, il suo principale contributo alla democrazia è stato quello di sconfiggere il comunismo. Nel contenere certe derive della sinistra la destra ha svolto una funzione democratica».
Che ruolo ha avuto il Pci nel consolidamento della democrazia in Italia?
«Il comunismo italiano ha saputo essere una forza democratica, paradossalmente, proprio perché non ha vinto, perché era in un quadro in cui non poteva accedere al governo. Ha dato quindi un contributo indiretto alla democrazia italiana. Difficilmente Togliatti avrebbe potuto svolgere il suo ruolo moderatore, e quindi democratico se si fosse ritrovato con la maggioranza assoluta dei parlamentari».
Vede delle spinte antidemocratiche nella sinistra e nella destra oggi?
«Non credo che in Italia ci sia qualcuno che voglia davvero instaurare un regime antidemocratico. Ci sono forze residuali, estremiste, che sono tali appunto perché residuali. Il problema è un altro: il modello di democrazia che abbiamo in mente oggi è ancora legato allo stato-nazione, che ha però perso ormai molte delle sue prerogative e capacità. È un modello insufficiente di fronte alle questioni del nostro tempo. Il problema è costruire una nuova democrazia nell’epoca della globalizzazione. Le vere forze antidemocratiche sono rappresentate oggi da chi non comprende, a sinistra o a destra, che le grandi sfide della democrazia oggi, sono sfide globali, e richiedono quindi una forma di governance democratica sovranazionale».