Concha Bonita, inno alla tolleranza

Alessandra Miccinesi

Un musical degli equivoci che ammalia e stupisce. Una fiaba aderente al nostro tempo, assetato e confuso, raccontata al ritmo di musica popolare - rumba, mambo, rock, zarzuela, e tango - con incursioni rapide nel mélo e virate improvvise nella commedia «en travesti». Insomma, un autentico gioiello d’ironia e ambiguità che, a distanza di un anno, torna alla ribalta. Tutto è pronto sul palco del Politeama Brancaccio per la ripresa di un musical europeo con profonde radici sudamericane che ha conquistato pubblico e critica.
Concha Bonita, commedia fantastica originale da un libretto di Alfredo Arias e René De Ceccatty, adattata in italiano da Nicola Piovani e Vincenzo Cerami. Vincitore del Premio Eti - Olimpici del Teatro 2005, lo spettacolo, il cui spartito musicale è affidato alla versatilità dell’orchestra Aracoeli diretta da Enrico Arias, mette in scena una storia singolare. Quella di un calciatore professionista di nome Pablo che dall’Argentina decide si trasferirsi in Francia, e qui sceglie di diventare donna. Nella multiculturale e libera Parigi, infatti, l’uomo si trova a percorrere nuovi sentieri culturali che solleticano la sua sensualità inducendolo a trasformarsi in un essere di straordinaria avvenenza che si meriterà l’appellativo di «bonita». Inizia così la favola di Concha, ex calciatore argentino che manda in soffitta scarpini e virilità, la quale, oltre a fare strage di cuori, riesce ad assicurarsi l’eredità di un facoltoso italiano. Come in ogni fiaba che si rispetti, però, ad un passo dall’epilogo Concha dovrà superare alcuni ostacoli: l’arrivo a sorpresa dell’ex fidanzata Myriam, giunta a sorpresa a Parigi insieme con la figlia Dolly.
Voglia di paternità e totem della sessualità, inno alla trasgressione e incitamento alla tolleranza; perché la diversità non provochi mai rigetto e ciascuno abbia la chance di poter guardare in fondo alla propria anima senza distogliere lo sguardo. Insomma, uno spettacolo dalla morale profonda e inequivocabile. «Possiamo spingerci fino in fondo alle nostre fantasie senza creare catastrofi nella vita di nessuno - è il messaggio finale racchiuso nel libretto di Arias -, trovando nuove strade per gli affetti e rispettando l'innocenza degli altri».
Eccellente il cast: Sinan Bertrand (Pablo), Gennaro Cannavacciuolo (Carlo), Mauro Gioia (Raimundo), Sibilla Malara (Dolly), Alejandra Radano (Concha), Sandra Rumolino (Myriam) e Gabriella Zanchi (Evaavabette). Scene di Francesco Bancheri e costumi di Fraçoise Tournafond. Si replica fino al 12 marzo.