La Concia sposa a Francoforte Ma il Pd diserta le nozze gay

FrancoforteDonna la celebrante, donne le testimoni, e donne pure le spose. Tutte e due in quasi-bianco, tailleur pantaloni di lino per Ricarda, tedesca di 44 anni, e tunichetta in chiffon per Paola, italiana di 48. Tutte e due con un bouquet di rose chiare e peperoncini rosso vivo. Un «matrimonio normale», dice Paola, con famiglie e amici attorno, con lancio di riso e brindisi con spumante (del Reno), come da copione.
Un matrimonio «normale», ma per celebrarlo - dopo quasi quattro anni di fidanzamento pendolare tra Roma e Francoforte - le due fidanzate sono dovute venire oltre confine. Già, perché nella Germania di Ricarda Trautman, criminologa di Francoforte, il matrimonio tra persone dello stesso sesso (che si chiama «patto di partnership», ma prevede gli stessi diritti e doveri di un qualunque matrimonio, compresa l’eventuale adozione di figli) è previsto e codificato, a differenza che nell’Italia di Paola Concia. E così la deputata italiana del Pd, unica omosessuale dichiarata del nostro Parlamento, è emigrata qui per potersi sposare, davanti alle autorità cittadine della capitale economica europea.
E se a Francoforte nessuno (a parte un gruppo di turisti asiatici che fotografavano a raffica le spose) si mostrava colpito o particolarmente incuriosito nell’assistere all’uscita mano nella mano di due donne dal municipio e dal loro bacio tra gli applausi, a Roma qualche disagio l inconsueta immagine l’avrebbe creato, anche a sinistra. O almeno viene da pensarlo, visto che dei tanti colleghi parlamentari di Paola Concia solo due hanno trovato il tempo (nonostante i faticosi lavori del Parlamento siano sospesi e le Camere siano in vacanza da mercoledì) e il modo di venire qui, a meno di due ore di volo dall’Italia, ad assistere a quello che, comunque la si pensi, è un evento. Anche politico, evidentemente: è facile immaginare che le due spose chiederanno ora il riconoscimento della propria unione anche nel paese di origine di Paola, e che l’impossibilità di farlo in base alla legge italiana creerà un caso, che può finire davanti alla Corte europea e alla Consulta.
Da Montecitorio sono arrivati solo Susanna Cenni, compagna di banco e amica di Concia, e Sandro Gozi, entrambi deputati Pd. Tutti gli altri, dal segretario Pier Luigi Bersani al capogruppo Dario Franceschini, dall’ex leader Walter Veltroni (che pure fu il promotore della candidatura Concia) alla presidente Rosy Bindi, hanno marcato visita. Nessun leader politico della sinistra, che pure in tutta Europa sostiene l’equiparazione dei diritti tra etero e gay, ha deciso di metterci, come si suol dire, la faccia. Come dimenticare, d’altronde, che persino sui timidissimi «Dico», il riconoscimento delle coppie di fatto, il centrosinistra e il governo Prodi rischiarono di implodere? Per una volta, devono aver pensato in molti, meglio evitare la photo opportunity.