Conciliazione fallita. La Juve: andiamo al Tar

Matarrese a Rossi: «Basta accuse, non siamo malavitosi». I calendari il 30

Gian Piero Scevola

Tanta buona volontà, sorrisi, strette di mano e nulla più, ma nessuna mediazione tra Federcalcio e Juventus. Questo primo appello alla Camera di conciliazione del Coni è finito come tutti si aspettavano: un flop. «Abbiamo manifestato la disponibilità di conciliare, ma l’incontro non ha condotto alla conciliazione», si legge in uno scarno comunicato del club torinese che poi continua: «Il prossimo 21 agosto è fissato un consiglio d’amministrazione per analizzare le future iniziative».
La Juve dunque non ce l’ha fatta a rientrare in serie A dalla porta di servizio, anche se John Elkann ne era quasi sicuro per un «principio di equità», ma lo squadrone messo in campo dai bianconeri (il presidente Giovanni Cobolli Gigli, l’ad Jean Claude Blanc e gli avvocati Cesare Zaccone, Riccardo Montanaro e Michele Briamonte) si è scontrato con una squadra altrettanto forte, quella della Figc formata dai vicecommissari Massimo Coccia e Paolo Nicoletti e dagli avvocati Mario Gallavotti e Luigi Medugno. Tra i due schieramenti l’avvocato Angelo Piazza come conciliatore (ma anch’egli sotto contestazione per aver firmato con 13 parlamentari bolognesi l’appello per il ritorno in A del Bologna). I bianconeri hanno chiesto: annullamento della retrocessione in B; riammissione della squadra in A con 20 punti di penalizzazione; cancellazione delle tre giornate di squalifica; riduzione dell’ammenda di 120mila euro. La Federcalcio si è dichiarata favorevole per le ultime due richieste, anche a diminuire la penalizzazione, ma la serie B era intoccabile.
Davanti a questo muro contro muro, il conciliatore Piazza «ha dovuto rilevare l’impossibilità di un accordo e prendere atto che non ci poteva essere spazio per nessuna conciliazione». «Abbiamo fatto presente la sproporzione delle pene sul nostro sistema economico e patrimoniale qualora fosse confermata la B», il commento di Cobolli Gigli, «ma ora toccherà al cda decidere cosa fare. L’Arbitrato? I tempi della giustizia sportiva sono quelli, però c’è anche la strada del Tar e della Corte di giustizia europea a Bruxelles. Vogliamo un’adeguata penalizzazione. La battuta di Rossi sui saldi di fine stagione? Il commissario è una persona intelligente, io che sono stato dieci anni nella grande distribuzione so valutare il valore della battuta».
La Juve dunque non si arrende e continua la battaglia, estremamente rischiosa però. Il cda di lunedì dovrà decidere se continuare con la giustizia sportiva (Arbitrato Coni probabilmente il 25/28 agosto e poi Tas di Losanna) o affidarsi a quella extrasportiva (Tar del Lazio con ricorso entro 10 giorni e udienza il 6/7 settembre e poi Corte di giustizia europea), per dimostrare che la sentenza è una violazione del diritto comunitario e di quello della concorrenza, trattandosi di una sanzione eccessiva che comporta un ingente danno patrimoniale. L’orientamento sarebbe quello di accettare la B con 5 punti di penalizzazione e chiuderla lì, senza andare al Tar, cosa che scatenerebbe le ire della Fifa e di Blatter pronti a escludere la Juve dalle coppe europee per almeno 10 anni. Mercoledì prossimo toccherà alla Lazio tentare la conciliazione; il Milan e la Fiorentina si presenteranno il 29 agosto, poi dal 5 settembre inizierà l’audizione dei singoli tesserati.
Intanto a Milano, nel Consiglio di Lega, il presidente Antonio Matarrese ha attaccato Rossi: «Basta dare amarezze a chi ne ha già avute tante. Quante volte dobbiamo pagare? La Lega non deve essere vista come un’associazione di malavitosi. Rossi è utile al calcio, ma ora basta. Ha detto che “non si può rubare l’argenteria e poi lamentarsi”. Ma qui nessuno ha rubato niente. Bisogna voltare pagina e cambiare insieme questo mondo». La Lega ha annunciato che i calendari di A e B verranno resi noti il 30 agosto, mentre non è stato ancora trovato l’accordo sui diritti tv per la coppa Italia (troppo pochi i 13 milioni offerti dalla Rai, erano 26 un anno fa) e la serie B (che continuerà a giocare al sabato per altri due anni).