Al concistoro con la claque

Roma Il fulgore della porpora, il Papa rivestito di paramenti dorati con la mitria di Pio IX sul capo, l’ingresso di Benedetto XVI salutato dal suo squillante delle trombe d’argento, la basilica bardata a festa per accogliere i nuovi prìncipi della Chiesa, l’«applausometro» per registrare i boatos dei fedeli nel momento in cui il loro cardinale veniva nominato dal Pontefice... Eppure per un rito così fastoso come quello del concistoro per la creazione di 24 nuovi porporati, elevati a membri del club più esclusivo del mondo, quello degli elettori del Papa, Ratzinger ha deciso di puntare tutta la sua omelia sul significato vero della porpora, spiegando che il servizio ecclesiale non può mai essere «frutto di un proprio progetto o di una propria ambizione», ma significa seguire Gesù sulla croce e conformarsi alla volontà di Dio padre.
«Nella Chiesa nessuno è padrone – ha spiegato Benedetto XVI – ma tutti sono chiamati, tutti sono inviati, tutti sono raggiunti e guidati dalla grazia divina. E questa è anche la nostra sicurezza! Solo riascoltando la parola di Gesù, che chiede “vieni e seguimi”, solo ritornando alla vocazione originaria è possibile intendere la propria presenza e la propria missione nella Chiesa come autentici discepoli». «Non è la logica del dominio, del potere secondo i criteri umani, ma la logica del chinarsi per lavare i piedi, la logica del servizio, la logica della Croce che è alla base di ogni esercizio dell’autorità». Anche il cardinalato, dunque, non va inteso come un onorificenza, un simbolo di potere, l’esibizione di se stessi, ma, ha ricordato ancora una volta il Pontefice, significa l’essere i più stretti collaboratori del successore di Pietro «usque ad sanguinis effusionem», cioè fino allo spargimento del proprio sangue, al sacrificio della propria vita, se necessario. A questo deve richiamare il colore rosso della porpora.
Venti del ventiquattro nuovi cardinali hanno meno di ottant’anni, e sono dunque votanti in caso di conclave. Con la creazione di ieri gli elettori sono 121, dei quali 71 sono stati nominati da Papa Wojtyla, mentre i restanti 50 dall’attuale Pontefice.
Hanno ricevuto il berretto gli italiani Angelo Amato, Mauro Piacenza, Fortunato Baldelli, Paolo Sardi, Francesco Monterisi, Gianfranco Ravasi, Paolo Romeo, Elio Sgreccia e Domenico Bartolucci (novantaquattrenne maestro emerito della Cappella Sistina, l’unico dei nuovi porporati a non essere vescovo).
È toccato all’italiano Amato, Prefetto dei santi e primo della lista dei nuovi porporati, leggere l’indirizzo di saluto e di ringraziamento al Papa: «Riconosciamo con trepidazione i nostri limiti, a fronte della consapevolezza della grande dignità cui veniamo rivestiti», ha detto. Poi ad uno ad uno, i nuovi cardinali si sono inginocchiati davanti al trono papale per ricevere la berretta rossa e la pergamena di nomina, contenente il «titolo», cioè la chiesa romana a loro affidata. Per quanto riguarda gli applausi, sono stati scroscianti per l’arcivescovo di Monaco Reinhard Marx, che ha sorriso imbarazzato, ma ha superato tutti il boato di battimani e cori per l’arcivescovo congolese di Kinshasa Laurent Monsengwo Pasinya. Applausi anche per Ravasi, per l’arcivescovo di Varsavia Kazimierz Nycz e per l’arcivescovo di Palermo Romeo.
Attualmente i cardinali elettori europei sono 62, quelli dell’America settentrionale 15, quelli dell’America latina 21, gli africani 12, gli asiatici 10 e uno è il porporato dell’Oceania. Nel pomeriggio, com’è tradizione, i nuovi cardinali hanno ricevuto il saluto di amici e fedeli nelle cosiddette «visite di calore».