Il concistoro di Ratzinger: i cardinali saranno italiani

L’annuncio sarà dato con molta probabilità alla fine dell’udienza di mercoledì prossimo, anche se qualcuno lo aspetta già all’Angelus di domenica: Benedetto XVI sta per «creare» i nuovi cardinali che il 20 novembre riceveranno la berretta color porpora, lasciapassare per il club più esclusivo del mondo – quello degli elettori del Pontefice – che simboleggia l’impegno a servire la Chiesa e il Papa «usque ad sanguinis effusionem», fino allo spargimento del proprio sangue. In queste ore la lista è sottoposta da Ratzinger agli ultimi ritocchi e dunque sono possibili cambiamenti fino all’ultimo minuto.
Il nuovo concistoro oltre che tradizionalmente rosso, sarà anche tricolore, perché un numero elevato di nuovi porporati – qualcuno ipotizza quasi la metà – saranno italiani. Attendono la porpora e dovrebbero riceverla, nella Curia romana, i prefetti delle Congregazioni dei santi e del clero, Angelo Amato, e Mauro Piacenza, quest’ultimo appena nominato. Nella lista dovrebbero essere poi inclusi il Penitenziere maggiore, Fortunato Baldelli e il presidente della Prefettura degli affari economici, Velasio De Paolis, incaricato di recente anche di occuparsi dei Legionari di Cristo dopo il grave scandalo che ha travolto il loro fondatore, e l’ambrosiano Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura. Altri due nomi inizialmente previsti nella lista sono quelli dell’abate di San Paolo, Francesco Monterisi, e Paolo Sardi, pro-patrono del Sovrano ordine di Malta. Nelle diocesi italiane dovrebbero ottenere il cappello l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo (che era già nominato nel capoluogo siciliano quando il Papa indisse il concistoro del 2007 e che allora saltò il turno) e quello di Firenze Giuseppe Betori. Non sarà invece incluso nella lista, salvo sorprese, il neo-arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, nominato tre giorni fa. La regola che Benedetto XVI vorrebbe far valere è quella di far attendere gli arcivescovi candidati alla porpora il cui predecessore in pensione abbia meno di ottant’anni e dunque potrebbe ancora partecipare a un eventuale conclave, come nel caso di Torino. Se così fosse, resterebbero questa volta esclusi anche i pastori di Bruxelles, New York, Praga, Rio de Janeiro, Bogotà.
Per quanto riguarda i non italiani, viene considerata sicura la nomina del curiale statunitense Raymond Leo Burke, prefetto della Segnatura apostolica, e probabile – visto il ruolo che ricopre e l’importanza del dialogo ecumenico – quella del neo-presidente del pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, lo svizzero Kurt Koch. Le altre berrette potrebbero andare agli arcivescovi di Monaco di Baviera, Reinhard Marx; di Varsavia, Kazimierz Nycz; di Washington, Donald W. Wuerl; di Kinshasa, Laurent Monsengwo Pasinya; di Colombo, Malcom Ranjith Patabendige Don. I nuovi porporati con meno di ottant’anni, e dunque votanti in caso di conclave, potrebbero essere in tutto 19. Com’è tradizione, anche in questo concistoro il Papa includerà nel collegio cardinalizio alcuni ecclesiastici ultraottantenni. Tra i nomi dei possibili outsider si fanno quelli del maestro Domenico Bartolucci, già maestro della Cappella Sistina, dell’ex presidente del pontificio comitato di Scienze storiche, il bavarese Walter Brandmüller e dell’ex presidente della pontificia Accademia per la vita, il teologo morale Elio Sgreccia.

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