Concordia, un altro misteronessuno rispose ai soccorsi della Guardia di Finanza

<div>Gli ufficiali ignorarono la motovedetta della Gdf arrivata per dare aiuto alle 22.30 Guerra fra la Costa e Schettino. Le telecamere diranno la verità su chi era in plancia</div>

Dal nostro inviato a Grosseto

Ormai è guerra. La guerra delle versioni e delle responsabilità. Il comandante Francesco Schettino, blindato nella sua casa di Meta di Sorrento, contro la Costa Crociere, la compagnia che ha trasformato la navigazione nell’industria dei sogni e del divertimento. In un’intervista al Financial Times l’amministratore delegato della società genovese Pier Luigi Foschi punta di nuovo il dito contro Schettino: «L’informazione del comandante a noi tutti è stata che c’era un blackout elettrico». Dunque, un guasto tutto sommato banale e facilmente superabile. Ma nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip e ai pm di Grosseto il comandante ha tirato fuori gli artigli e ha raccontato tutta un’altra verità: «Ho detto alla Costa tutto quello che stava succedendo, come era mio dovere. E ho chiesto che mi inviassero elicotteri e rimorchiatori». Certo, la bugia del blackout è stata sicuramente servita in quella drammatica notte più di una volta. Nella comunicazione con la Guardia Costiera, alle 22.12, dalla Concordia parlano sempre e solo di blackout. Ma è difficile credere che, fra una telefonata e l’altra al supermanager della compagnia Roberto Ferrarini, Schettino abbia snocciolato solo panzane. Che cosa si sono detti esattamente i due in quelle tre o forse quattro conversazioni? «Non posso dire con esattezza - insiste Foschi - quando la Costa Crociere abbia avuto consapevolezza della serietà della situazione, non nella prima e seconda chiamata. Quando abbiamo chiamato alcune persone a bordo abbiamo iniziato a comprendere. Ed è stato probabilmente 35-40 minuti dopo l’incidente». Dunque, l’impatto è avvenuto alle 21.45 ma solo intorno alle 22.20 a Genova avrebbero capito la portata del dramma.

Eppure a bordo decine di persone dell’equipaggio sapevano da subito che la nave era in una situazione difficilissima. Persino il cappellano della Concordia padre Raffaele capì in un baleno che il fantasma del Titanic si era risvegliato sugli scogli del Giglio: «Ho visto risalire dei membri dell’equipaggio che lavoravano in sala macchine - racconta al settimanale francese Famille Chrétienne - e mi hanno detto: “Moriremo tutti. Sotto la poppa c’è una falla di 70 metri con uno scoglio dentro e un’altra di dieci metri. Tutti i fili elettrici sono stati strappati”». Un quadro spaventoso.

Qualcosa non quadra nelle ricostruzioni fin qui circolate. Quel che è accaduto fra le 21.45 e le 22.58, quando viene finalmente dato l’ordine di evacuazione, non può essere spiegato solo con la criminale incoscienza di un comandante fuori di testa. E gli altri ufficiali? Certo, il caos e la paura, anzi il terrore, miscelati con la confusione, possono spiegare molto. Molto ma non tutto.
Intorno alle 22.30 la prima motovedetta della Guardia di finanza - ma la Guardia costiera, dotata di sistemi di rilevamento satellitare, dov’era? - arriva per prestare soccorso, un ufficiale delle Fiamme gialle afferra l’altoparlante e chiama ripetutamente: «Comandante, ufficiali, chi c’è a bordo? Rispondete. Rispondete». E invece dalla Concordia nessuno risponde, solo silenzio. Né Schettino né il suo staff danno segni di vita. Sono tutti, ma proprio tutti in preda al panico, hanno dimenticato l’onore e smarrito anche l’ultima goccia di lucidità, o sono riuniti per decidere una linea di comportamento o per portare in sicurezza la nave? L’episodio, fin qui inedito, sorprende i militari della Finanza che ne danno conto in un’informativa consegnata al procuratore Francesco Verusio insieme al video, della durata di 40-50 minuti, che documenta in tempo reale quel che accade sulla Concordia fra le 22.30 e le 23.10/23.20.
Il filmato aiuterà la procura, così come la scatola nera e l’hard disc, recuperato dai sommozzatori. L’hard disc è molto importante perché contiene le immagini riprese dalle telecamere situate proprio nella plancia di comando. E dunque dovrebbe servire per decifrare il comportamento e i movimenti di Schettino e dei suoi ufficiali in quei lunghi minuti. Per l’apertura della scatola nera invece i tempi potrebbero allungarsi: l’esame deve svolgersi alla presenza dei consulenti delle parti. Che in questo caso sono le quattromila persone a bordo. Quattromila persone, sparse in mezzo mondo, che dovranno essere avvisate con articoli a pagamento sulla stampa internazionale. In ogni caso, per ora la procura si concentra sul prossimo round, al tribunale del riesame di Firenze. I pm, che hanno depositato il ricorso in cancelleria, vogliono Schettino in cella. Corre invece il Codacons che annuncia una class action a Miami dove ha sede la Carnival, il colosso che controlla la Costa.

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