Concordia sempre più vicina all'abisso

<div>Sospese le ricerche dei sub. L’ultima possibilità è fissare la nave al fondale. Gabrielli commissario per l’emergenza</div>

RomaLa Costa Concordia scivola lentamente verso l’abisso. Un movimento impercettibile, quanto drammatico, è stato registrato ieri dalla rete di sensori attivati per monitorare la nave naufragata davanti all’isola del Giglio. Satelliti, laser e prisma topografi alle 7.30 hanno evidenziato uno spostamento progressivo del relitto tale da costringere il Comitato scientifico della Protezione civile presieduto dal professor Nicola Casagli, docente di Scienze della terra dell’università di Firenze ed esperto in frane, a ordinare di sospendere nuovamente le attività di ricerca dei 24 dispersi, riprese poi solo in tardo pomeriggio.

La priorità, infatti, era quella di capire se il movimento dello scafo era legato a un assestamento strutturale o a un progressivo inabissamento. Un dubbio non facile da sciogliere anche per il complesso sistema di «occhi elettronici». L’unica certezza è legata al fatto che sollecitazioni diverse, come il moto ondoso, le correnti e il vento rischiano di spingere a fondo la nave, rendendo ancora più difficili le operazioni di salvataggio di eventuali passeggeri ancora vivi e la successiva bonifica delle cisterne di carburante. «La Costa Concordia ha subito movimenti pari a 7 millimetri l’ora a poppa, che sono arrivati a 15 a prua», ha detto Casagli (l’uomo che ha predetto il collasso delle Cinque Terre con tre anni d’anticipo) spiegando che il transatlantico poggia su due banchi di roccia, ma è pericolosamente vicino all’abisso profondo 60 metri. Dopo ore di angoscia, nel tardo pomeriggio, l’oscillazione del relitto è rallentata e questo ha permesso l’immersione del robot subacqueo teleguidato, Rov, che ha analizzato il fondale per capire come ancorare sul fondo il relitto per impedirne l’affondamento. Lo stesso Rov, nel registrare immagini e dati si è mosso anche alla ricerca di corpi in acqua, controllando l’area esterna allo scafo. Ma senza risultato. Le perlustrazioni della parte sommersa della nave, purtroppo, ieri sono rimaste bloccate, per non mettere a repentaglio l’incolumità dei sub. Un duro colpo per familiari e amici che sperano di riabbracciare i loro cari, scomparsi quel maledetto 13 gennaio. Ieri molti di loro si sono riuniti in preghiera nella piccola chiesa dell’Isola del Giglio, poi hanno lanciato mazzi di fiori in mare, consumandosi in un’agonia a metà tra speranza e rassegnazione.

Intanto nel pomeriggio i sommozzatori della polizia hanno sequestrato pezzi di lamiera della Costa Concordia, rimasti impigliati nello scoglio più grande del gruppo delle «Scole», quello su cui ha impattato lo scafo. Il Comando generale delle capitanerie di porto, invece, ha aperto un’inchiesta tecnico-amministrativa. Ora più che mai bisogna muoversi in fretta, perché tra domani e lunedì è previsto un nuovo peggioramento meteo e l’arrivo del Libeccio porterà onde fino a un metro d’altezza. Proprio per questo i satelliti della costellazione Cosmo SkyMed seguiranno l’evoluzione della situazione acquisendo immagini della nave a intervalli di 12 ore, così da segnalare subito l’eventuale dispersione in mare di inquinanti. E ieri il capo della Protezione civile Franco Gabrielli è stato nominato commissario straordinario per l’emergenza.