"La Concordia si inclinavaAllora ho preso e sono sceso"

Il comandante intercettato al telefono con un amico il giorno dopo il naufragio della Concordia. Ammetteva di avere lasciato la nave

Si tradisce da solo. E butta nel cestino la tragicomica versione sostenuta nell’interrogatorio: il comandante aveva infatti detto di essere caduto nella scialuppa. Ma Francesco Schettino, al telefono, racconta un’altra storia. Ben più imbarazzante: «Quando ho capito che la nave si stava inclinando ho preso e sono sceso». Come fosse un passeggero qualunque e non il responsabile ultimo di un transatlantico da trecento metri. Parla a ruota libera, Schettino, il giorno dopo il disastro e le sue conversazioni, in caserma a Orbetello e alla cornetta con gli amici, vengono puntualmente intercettate dai carabinieri. Il comandante si sfoga a ruota libera e in qualche modo si autoaccusa ma chiama in causa anche la Costa: «Fabri - dice a un certo Fabrizio - per dar retta al manager, passa da lì, passa da lì. Ma qualcun altro al posto mio non sarebbe stato così benevolo a passare lì sotto, perché mi hanno rotto il c..., passa di là, passa di là». Insomma, Schettino ha le sue gravissime responsabilità ma gli inchini, più o meno a distanza di sicurezza, erano un prassi consolidata, anzi era l’armatore a chiederli con un pressing tambureggiante. Questo naturalmente non spiega il disastro. Che invece il comandante descrive in un’altra disarmante intercettazione in cui parla di sé in terza persona: Schettino non doveva «andare vicino, non doveva uscire dalla navigazione e se ne doveva sbattere i co... ma siccome ci sono sempre stì benedetti con me a bordo, “saluta questo, saluta a quello, saluta così” ecco qua». Insomma, a furia di dar retta questo e a quello - nell’occasione al maitre Antonello Tievoli - il comandante trasforma il sogno in tragedia. Il tutto in un mix di superficialità, disattenzione, confusione.

«Ci stava uno spuntone - si legge in un altro dialogo - la secca c’era ma non era segnalata dagli strumenti che avevo e ci sono passato». «E alla fine - annotano i carabinieri riassumendo il contenuto del brogliaccio - si è reso conto di quello che stava succedendo mettendo tutti in salvo... «Quello che mi fa onore - riprende lui - è che abbiamo salvato tutti, tranne questi qua». Dove «questi qua» sono i poveri morti della Concordia.
Schettino è frastornato, ha appena vissuto una notte terribile che resterà incisa nella memoria collettiva, e dunque le sue parole, oltretutto senza guinzaglio, vanno pesate ma ecco farsi avanti il richiamo, pungente come uno spillo, alla coscienza: «Non lo so. Io so che la coscienza... ho fatto fra virgolette non lo se definirla un’imprudenza, ma comunque nei limiti della mia consapevolezza».

L’incidente viene raccontato agli investigatori anche dal primo ufficiale Ciro Ambrosio: il maitre chiamò il comandante Mario Palombo e gli passò Schettino «che gli chiese se poteva accostare ancora più sotto costa, rispetto alla distanza già precaricata a 0,5 miglia. Il comandante voleva passare a 0,3 miglia... Palombo disse che poteva passare così vicino». Così l’azzardo virò verso la catastrofe. Qualche minuto prima Schettino aveva preso il comando gridando: «Master take the com». Intanto è giallo sul fax della Costa che segnalava la rotta: alla procura non è ancora arrivato.