«La concorrenza della Lega fa bene C’è da imparare»

RomaMinistro Renato Brunetta, i rapporti tra Popolo della libertà e Lega...
«Guardi che io su questo tema sono un po’ deviante».
In che senso?
«Che ho grandissima simpatia per la Lega».
In quanto esponente politico del nord?
«Nel senso che quando la Lega fa buona politica sul territorio così come a Roma, non ho sentimenti di invidia, ma mi dico: cacchio che bravi. Vorrei essere come loro se non più».
In questi ultimi tempi in realtà sembrate ai ferri corti...
«Io me le ricordo le fibrillazioni della scorsa legislatura. E se dovessi darne una valutazione, quantitativa e qualitativa, direi che siamo su due mondi diversi».
Umberto meglio di Pier Ferdinando?
«Me la ricordo quella continua richiesta della discontinuità, che poi nessuno ha mai capito bene cosa fosse. Una crisi aperta per tre anni. No guardi, non c’è proprio partita».
Definisca sinteticamente le relazioni tra Pdl e Lega.
«Un’alleanza competitiva seria. Più conosco la Lega più approvo questa ruvida alleanza concorrenziale. E devo dire che Berlusconi e Bossi, con il loro rapporto umano, ne rappresentano al meglio la sintesi. È la chiave politica degli ultimi 15 anni».
Però non può negare che la coalizione sia divisa su alcuni temi.
«Io contesto alla Lega e anche a noi del Pdl dei comportamenti elettorali nel territorio. C’è a volte l’impressione che siano un po’ troppo egoisti».
Cosa fanno in concreto?
«Quando c’è un loro candidato vanno bene i voti del Popolo della libertà, quando il candidato è del Pdl la Lega tende a presentarsi da sola per poi convergere al secondo turno. Questo atteggiamento lo posso capire come tecnica elettorale perché massimizza i risultati e la visibilità, ma alla lunga diventa unfair. Serve coerenza. Se si decide di sostenere dei candidati, tutti li devono appoggiare. Non succede sempre e questo rischia di deteriorare i rapporti».
Anche a Roma?
«No, solo nel territorio. Comunque questo è il solo problema che vedo. E sinceramente non mi sembra una situazione tragica. Il paradosso è che non ci sono delle differenze nelle rispettive filosofie. È solo tattica elettorale e forse bisogna fare di necessità virtù».
Entriamo un po’ nel vivo. Sul «regalo» a Roma, con la deroga al patto di stabilità interno, chi ha ragione?
«L’oggetto della polemica non solo è comprensibile, ma anche giusto. Detto questo Roma non è stata esentata, se non per la spesa per la metropolitana che è oggettivamente un evento straordinario, legato a Roma Capitale. Non è un capriccio».
Allora quale è il tema giusto e condivisibile tra quelli sollevati dai sindaci del nord?
«Non si capisce perché un comune che ha risorse e i conti a posto non possa fare investimenti».
Quindi fanno bene i sindaci che non vogliono rispettare il patto?
«No. Siamo dentro una coalizione e la legge va sempre rispettata. Poi nella prossima finanziaria si può fare una riflessione più raffinata per distinguere le cicale dalle formiche. E sinceramente credo che la Lega nord non avrà nessun problema a far passare una cosa del genere con un ministro come Tremonti».
E le fibrillazioni su Malpensa e Alitalia?
«Ho studicchiato la cosa e vedo un po’ di miopia e campanilismo fuori tempo. Che significa o Malpensa o Fiumicino quando il mondo è ormai multi hub? E con le compagnie low cost che superano la logica dell’hub?».
Sbagliato difendere lo scalo?
«È lotta di campanile quando i campanili non ci sono più. Malpensa non morirà se gli vengono a mancare quattro scassati cargo di Alitalia».
Guardi che su questi temi si possono anche perdere consensi...
«Fino a quando i voti rimangono nel centrodestra io non mi preoccupo. Sono molto competitivo e se passano dal Pdl alla Lega mi dispiace perché sono un uomo del Pdl e di Forza Italia. Ma, tutto sommato, dico: chapeau. E poi prendo le mie contromisure. Mi preoccuperei semmai se i voti andassero a sinistra, ma non sta succedendo, quindi viva l’alleanza competitiva, se è vincente».
Pensa che altre polemiche, come quelle sulla giustizia, abbiano come obiettivo quello di mettere al sicuro il federalismo?
«Tattica. Fa parte della fisiologia delle coalizioni. Non esiste un contrasto ideologico. E poi io il federalismo non solo l’ho condiviso. Ho dato il mio contributo a Calderoli, ad esempio la parte sul federalismo contrattuale, l’invarianza fiscale, la mobilità dei dipendenti pubblici per le funzioni devolute».
E loro hanno ricambiato?
«La Lega ha sempre appoggiato la mia battaglia contro i fannulloni, per la riforma del lavoro pubblico e per l’innovazione tecnologica».